dielleemme

   


lunedì, 26 luglio 2004
 

no title

(Gente che cammina per strada. Dalla folla viene avanti un uomo. Abiti sporchi e miseri. Capelli grigi arruffati, in mano un cappello. )

Avvicinatevi, signore e signori, perché io vi mostri la magia…

Accorrete, servi e padroni, re e giullari, vergini e meretrici, giudici e briganti, se volete stupirvi…Venite a me, venite a dissetarvi alla fonte della mia conoscenza, venite a bere dalla mia sofferenza, trasformate la mia sciagura nel vostro stupore, la mia malattia nel sollievo della vostra curiosità…

Io vedo nei vostri cuori i sentimenti che nascondete, leggo tra le cortine delle vostri menti ignare e tutti vi capisco, tutti vi compiango, tutti vi amo. Perché siamo figli gemelli della Gioia e della Pena, e io vi sono uguale in tutto, fuorché nella circostanza rara che io, fortuna e mia disgrazia, vedo vivere me e voi. Io non posso più tacere, signori, perché quello che vedo spesso mi trafigge con mille aghi sotto la pelle o con una spada nelle viscere, e mi toglie il sonno, mi ruba la pace…

E attenzione, signori e signori, perché io ripenso i vostri pensieri, e se volete ve li spiego. Con presunzione di universali simmetrie posso dimostrarvi la tautologia dei sentimenti, l’assoluta identità di quei cuori che – oh, narcisi!- fingete unici e irripetibili. L’attentatore del tiranno è tiranno egli stesso, la martire è concubina di mille uomini, il diverso è uguale e l’uguale è diverso. Perché siamo un unico magma di minuscole monadi, concavi o convessi ma simmetrici, accomunati da sentimenti che pensiamo unici. Né puttane né suore, ne buoni né cattivi, né eunuchi né priapi, solo uomini, solo rabbia e gioia, solo cupidigia e avarizia, solo bontà e malvagia, solo carità e invidia, e io lo vedo, signori illustrissimi, in un gioco di specchi in cui si moltiplica come in un caleidoscopio il mio dolore…

Lei, signora col cappello piumato, con l’incarnato pallido di notti insonni e negli occhi il liquore di un pianto recente…Lo sa, signora, che ciò che piange non è nobile amor perduto, ma bieca vanità inappagata? E lei, signore col colbacco, lo sa che l’orgoglio che teme macchiato è solo paura, meschina, vigliacca paura…

Non ingannatevi, signori, non date nomi nobili alle cose semplici, spogliate i vostri mali dei costumi con cui amano presentarsi ai vostri occhi ingenui, e prendete dalle mie mani l’unguento miracoloso, e se mi darete di che sopravvivere io vivrò per le vostre vite…tutte quelle che vivo già, tutte quelle che soffro già, tutte quelle vi vedo addosso, tutte quelle di cui posso spogliarvi…per due copechi, signori, due miseri copechi…












postato da danilama | 08:44 | commenti (8)