dielleemme

   


lunedì, 16 aprile 2007
 

non è peccato non amarli

Sogno di aprire un negozio di fiori, ma ai più attenti sono sarà sfuggita la correlazione tra questo desiderio e il mio lavoro da impiegata di banca. Sogno foglie lucide, nastri di seta e di organza, cartoncino e quelle diaboliche mine esplose che chiamiamo dalie, o calle, o gerbere, o peonie, o fresie. Sogno di passare la giornata ad abbinare i materiali alle forme, gli origami ai fiori, le occasioni ai versi, e sogno - con ragionevole certezza - di essere anche bravissima. Tanto brava che nel negozietto arredato di vimini verrebbe un sacco di gente, a comprare o anche solo a chiacchierare parole lievi. Sogno anche di non limitarmi al tradizionale, ma di mixare tutto ciò che so fare con photoshop, macchina da cucire, colla vinilica e parole. Ah, ovviamente sogno di farlo senza assilo di costi, potendo dire "offre la casa" ai più meritevoli o bisognosi. O da poter barare sul prezzo a ribasso, tipo chiedere 3 euro per qualcosa che ne vale 20 e dare ai più dignitosi (quelli che mostrano soldi nascondendo calli) l'idea di aver comunque pagato.

Il sogno però finisce sempre con la parte calvinista di me che risorge, e io che risento un sentore di dovere, e che vado al lavoro anche con qualche riga di febbre perché dai, è un peccato stare chiusi, e poi sposto le rose (che non mi piacciono) in prima fila, perché tanto vogliono tutti rose rose rose, e poi cerco fornitori più onesti ed economici, e poi mi tocca assumere qualcuno ma non mi va di licenziarlo se gli affari vanno male, e poi mi sa che mi tocca non prendere più le piante troppo esotiche, ché tanto non si vendono, e poi toh, aveva ragione il rappresentante, il lucidante fa vendere il doppio, e poi cazzo, con questo caldo i fiori si sciupano, se davvero fossi liberale gli eviterei l'accanimento terapeutico della cella frigorifera, e insomma no, dai, guardiamo in faccia la realtà, c'è chi nasce artista e chi nasce impiegato (e chi si iscrive al dams - ma questa è un'altra storia), e io sono nata con una pericolosa propensione al sucidio professionale, meglio che resti impiegata di banca, almeno i soldi non è peccato non amarli.

postato da danilama | 15:25 | commenti (6)


mercoledì, 11 aprile 2007
 

queste stesse mie parole mi cancellano

Mi cerco in libri che lessi, tra sottolineature che non capisco più e segnalibri di cui mi sfugge il motivo. Non mi piacciono i libri in cui siano rimaste tracce di letture altrui, perchè non mi piace dividere le emozioni con altri guardoni. A dire il vero, le mie stesse tracce mi infastidiscono. Il passato di me è spesso un ospite indesiderato e bizzarro. Odio l'aggettivo "delizioso". Ma si può odiare una parola? E perchè, poi? Non sarebbe sufficiente l'indifferenza? cosa mi ha fatto per meritarsi il mio biasimo e la mia insofferenza? E perchè odio non solo la parola ma anche chi la usa? O non sarà che odio il singificante perchè connota il significatore più che il significato? Amo gli avverbi. Profondamente, voluttuosamente, quasi indistintamente. Se è un difetto non so, sento solo che il come, il quando e il dove vanno espressi in una sola parola, se possibile. Nella vita però metto sempre gli accenti avanti: mi sento così, bisdrucciola. La parola del mese, comunque, è salmodiante. Senti senti che sound. E la frase dell'anno è: queste stesse mie parole mi cancellano, e darei un rene per averla detta io.

postato da danilama | 08:51 | commenti (2)