dielleemme

   

 

link
caliyuga
herzog
jorma
livefast
magenta & woland
rage
sognicolorati
spad
strelnik
sviluppina
il mio archivio
oggi
maggio 2009
aprile 2009
luglio 2008
aprile 2008
gennaio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
imèil
meil tu: dielleemmeblog@yahoo.it
counter
*loading* visite



lunedì, 16 aprile 2007
 

non è peccato non amarli

Sogno di aprire un negozio di fiori, ma ai più attenti sono sarà sfuggita la correlazione tra questo desiderio e il mio lavoro da impiegata di banca. Sogno foglie lucide, nastri di seta e di organza, cartoncino e quelle diaboliche mine esplose che chiamiamo dalie, o calle, o gerbere, o peonie, o fresie. Sogno di passare la giornata ad abbinare i materiali alle forme, gli origami ai fiori, le occasioni ai versi, e sogno - con ragionevole certezza - di essere anche bravissima. Tanto brava che nel negozietto arredato di vimini verrebbe un sacco di gente, a comprare o anche solo a chiacchierare parole lievi. Sogno anche di non limitarmi al tradizionale, ma di mixare tutto ciò che so fare con photoshop, macchina da cucire, colla vinilica e parole. Ah, ovviamente sogno di farlo senza assilo di costi, potendo dire "offre la casa" ai più meritevoli o bisognosi. O da poter barare sul prezzo a ribasso, tipo chiedere 3 euro per qualcosa che ne vale 20 e dare ai più dignitosi (quelli che mostrano soldi nascondendo calli) l'idea di aver comunque pagato.

Il sogno però finisce sempre con la parte calvinista di me che risorge, e io che risento un sentore di dovere, e che vado al lavoro anche con qualche riga di febbre perché dai, è un peccato stare chiusi, e poi sposto le rose (che non mi piacciono) in prima fila, perché tanto vogliono tutti rose rose rose, e poi cerco fornitori più onesti ed economici, e poi mi tocca assumere qualcuno ma non mi va di licenziarlo se gli affari vanno male, e poi mi sa che mi tocca non prendere più le piante troppo esotiche, ché tanto non si vendono, e poi toh, aveva ragione il rappresentante, il lucidante fa vendere il doppio, e poi cazzo, con questo caldo i fiori si sciupano, se davvero fossi liberale gli eviterei l'accanimento terapeutico della cella frigorifera, e insomma no, dai, guardiamo in faccia la realtà, c'è chi nasce artista e chi nasce impiegato (e chi si iscrive al dams - ma questa è un'altra storia), e io sono nata con una pericolosa propensione al sucidio professionale, meglio che resti impiegata di banca, almeno i soldi non è peccato non amarli.

postato da danilama | 15:25 | commenti (6)


mercoledì, 11 aprile 2007
 

queste stesse mie parole mi cancellano

Mi cerco in libri che lessi, tra sottolineature che non capisco più e segnalibri di cui mi sfugge il motivo. Non mi piacciono i libri in cui siano rimaste tracce di letture altrui, perchè non mi piace dividere le emozioni con altri guardoni. A dire il vero, le mie stesse tracce mi infastidiscono. Il passato di me è spesso un ospite indesiderato e bizzarro. Odio l'aggettivo "delizioso". Ma si può odiare una parola? E perchè, poi? Non sarebbe sufficiente l'indifferenza? cosa mi ha fatto per meritarsi il mio biasimo e la mia insofferenza? E perchè odio non solo la parola ma anche chi la usa? O non sarà che odio il singificante perchè connota il significatore più che il significato? Amo gli avverbi. Profondamente, voluttuosamente, quasi indistintamente. Se è un difetto non so, sento solo che il come, il quando e il dove vanno espressi in una sola parola, se possibile. Nella vita però metto sempre gli accenti avanti: mi sento così, bisdrucciola. La parola del mese, comunque, è salmodiante. Senti senti che sound. E la frase dell'anno è: queste stesse mie parole mi cancellano, e darei un rene per averla detta io.

postato da danilama | 08:51 | commenti (2)