dielleemme

   

 

link
caliyuga
herzog
jorma
livefast
magenta & woland
rage
sognicolorati
spad
strelnik
sviluppina
il mio archivio
oggi
maggio 2009
aprile 2009
luglio 2008
aprile 2008
gennaio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
imèil
meil tu: dielleemmeblog@yahoo.it
counter
*loading* visite



giovedì, 15 febbraio 2007
 

Che ore sono, Ruini?

Noi siamo vecchi. Come società, intendo. Siamo alla terza età del nostro essere popolo, del nostro essere - eventualmente - Europa. Siamo relativisti e non potremmo essere altrimenti, perché così sono quelli che hanno coltivato la propria intelligenza. Gli integralismi ben si addicono ai popoli giovani, o a quelli anziani ma con forti sintomi di sclerosi mentale collettiva. Servono a quelli che hanno bisogno di un dio che li difenda dalle calamità, dai nemici, dalle malattie. Per chi ha piani regolatori, sistemi antisismici, organismi internazionali di pace, ricerca scientifica e ogni altro strumento per sopravvivere al male, dio serve soprattutto a benedire, non a impedire. Dio, se fosse interrogato, direbbe che non se la sente di esprimersi sul diritto naturale perché sarebbe come gli chiedessero "che ore sono?": dio guarda tutti i fusi orari, lo capirebbe pure un bambino. Dio è uno che risponde a qualunque domanda con altre domande o con qualche sciarada, è evidente. (Provate a chiedergli "che succede dopo la morte", vi risponderà "tu cosa credi?"; se gli chiedete invece "dove sei" risponde "in cielo in terra e in ogni luogo"). Detto questo (ovvero che persino dio non ha e non può avere un punto di vista), è inevitabile pensare che il mio tetto è il pavimento di un altro, e che in casa sua ognuno fa quel che gli pare purchè non butti l'immondizia sul mio balcone. Come si possa preoccuparsi di chi convive con chi è un mistero. Cosa cazzo me ne frega a me se il mio vicino gay l'anno prossimo per san valentino troverà attaccato al frigo non il solito biglietto di auguri ma una bella ricevuta di ritorno. Al massimo posso dire che la cosa a me farebbe molta tenerezza e persino questo mi basta per dire che sono d'accordo.

postato da danilama | 13:46 | commenti (6)