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venerdì, 26 gennaio 2007
Certo, se ne parla stasera a cena, amore, mi passi il sale per favore, e fu così che dieci anni dopo ci troviamo a ruoli invertiti, io la formica, lui la cicala, e mi chiedo come sia possibile, quando è successo che sono finita dalla parte delle rogne, a ricordar doveri, a masticare silenzi, a fare frittelle con richieste di attenzione perchè siano più commestibili, la storia è una gran figlia di puttana, certo, amore, la tua borsa della palestra è al solito posto, sopra la scatola in cui ho chiuso il mio zaino da viaggio, il sacco a pelo, gli stivali di finta pelle, e gli anelli di ferro che portavo sul sopracciglio, è successo piano, non ero questa e non lo sono nemmeno ora, hai smesso piano, hai iniziato piano, me lo dicevano che non ci sono "grazie" per le cose che fai da volontario, che l'amore gratis prima o poi non vale niente, come i volantini nella cassetta delle lettere, e le mazze da baseball sono sopra i miei diari, lo so che è un posto strano per lasciarli ma ho sempre sperato che tu li leggessi, che stupida, li hai solo spiegazzati, va' pure, i tuoi amici sono già arrivati a prenderti, rimango io, ci penso io, ma non era così che doveva andare, io ero quella del sacco a pelo, ora nascondo i tatuaggi, non ne sono all'altezza mentre mi rimangio le incazzature, mentre aggiusto anziché spaccare, mentre asciugo anziché versare, mentre ingoio anziché vomitare, mentre cammino anziché scappare.
mercoledì, 10 gennaio 2007
Raccontava la sua vita glissando esattamente sull'unico vero legame che aveva. Nella versione ufficiale di sé c'era un enorme buco: io e tutto quello che rappresentavo. L'intera parabola di una scopata senza filtro con una donna senza immaginazione, il concepimento senza volontà e la separazione senza tragedie. E una figlia - io - come unico residuo non smaltibile. Il "per sempre" con cui quando nacqui chiosò il suo amore per me si ridusse, nel giro di soli 4 anni, a una settimana d'agosto, una a dicembre, più un week-end al mese. Nel frattempo, accantonata mia madre in un appartamento non troppo vicino al suo, rubava a me il tempo di crescere: usciva con altre donne, viaggiava con gli amici, rimaneva innaturalmente giovane. Arrivava da me con la stessa baldanza - ci giurerei - con cui si faceva amare in giro. E io lo amavo, quel bastardo di padre ragazzino, e quando era il mio turno ero davvero felice. Io esistevo in una sfera in cui - così diceva - non voleva far entrare nessun altro. Mi ci volle un po' di tempo per capire che in realtà voleva solamente che da quella sfera io non potessi uscire.
Mi chiedo, ora che sono passati tanti anni, quanto hai pagato per comprare il silenzio dei pupazzi che mi facevi trovare a casa tua, perché non mi raccontassero che non parlavi mai di me con le donne che ti portavi a casa...Chissà quanto ti teneva per le palle quell’ aguzzino di Dumbo, o quel mostro di Bambi. Deve essere stata dura, lo so.
giovedì, 04 gennaio 2007
Io amo l'Industriale al Pistacchio. Ciò che ha fatto lui ha il sapore di una immensa e irripetibile bravata, roba da farti scuotere il capo sorridendo, da farti allargare le braccia in segno di meraviglia e di sconfitta. E' come il compagno di classe ricco e debosciato di cui ogni tanto apprendi le gesta, che sono sempre al di sopra di ogni limite di decenza. Solo che lui è ancora oltre. Lui per capire esattamente ciò che ha combinato cosa fa? Chiede agli amici, ai parenti? No, figurati: lo proteggono con il silenzio. Allora va su Google e digita il suo nome. Lui sì che ne capisce di motori (di ricerca). Chissà se ha fatto una ricerca normale o se ha cliccato su "mi sento fortunato", sperando di scoprire che quella sera aveva solo rotto il semiasse della Panda.
martedì, 02 gennaio 2007
La felicità è secca, non ha germi, non produce muffe né muschio né funghi, la felicità è pulita, è centrifuga e quindi asciutta, non hai voglia di piangere, non hai voglia di versare, non hai voglia di scrivere, hai voglia solo di fare torte, di costruire case, di coltivare fiori e il tuo cuore darkettone un po' se ne vergogna, ricammini tutti i tuoi passi a ritroso per cancellare le impronte di zucchero a velo che lasci, eppure è calore quello che senti e che non sai spiegare, sai bene che non possono capirti, che la bussola universale tende sempre a "inquietudine", che la gente non è felice, che intorno a te fioriscono germi, muffe, muschio e funghi, e sono anche belli, sono le estremità delle sofferenze, le scorie del dolore, solo che ora non è tuo quel dolore, ora è il tuo momento d'oro, fallo durare, vacci piano, non finire ora, dio.
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