dielleemme

   


mercoledì, 13 settembre 2006
 

chiavi in mano

<<Devi cambiare macchina>>.

Severo e grave come fosse uscito da un romanzo di Zola, mio padre mi comunica lo Stato Avanzamento Lavori del progetto "Mia figlia Daniela".
Dopo la scuola, la laurea, l'impiego a tasso fisso e a soddisfazione variabile, il fortunoso ritrovamento di un fidanzato, l'acquisto di un bene immobile, è arrivato il momento della campagna "Enduring Security": ci vuole una macchina migliore.

 <<Non c'è ABS, né airbag…nulla…non mi sento sicuro a saperti sulle strade con quella scatoletta>>. Certo, papà, anche se guidassi un hammer con mitraglietta sul tettuccio non dovresti sentirti sicuro. Perché io alla guida non sarò mai granché. (Non mi piace guidare. Io sono nata per il posto del passeggero, quello di chi con pazienza cerca una stazione radio anche sulle mulattiere più sperdute, quello di chi legge la cartina, di chi apre i pacchi di patatine e li passa al guidatore, quello di chi d'estate mette i piedi sul cruscotto - quando non fuori dal finestrino. Di chi spacca i maroni o segnala al guidatore particolari oltre la carreggiata, cerca gli spiccioletti al casello. Di chi, insomma, non dà il cambio ma il giubbetto fosforescente lo indosserebbe facendo la sua porca figura, all'occorrenza.)

Ma è vero, la mia macchina è una scatoletta di lamiera. Ha ragione mio padre.
Però, cazzo.

Qualche vita e premio di produzione fa io vivevo con altre 3 ragazze. Tre calabresi e una lucana: a casa nostra non mancavano mail il caffè Guglielmo e gli application form di studenti che venivano da noi e ci dicevano: se una di voi va via mi prendete qui? Avevamo una panda in 4. Un giorno due delle coinquiline, di ritorno da non so dove, fermarono la macchina e mi dissero: ora guidi tu. Sapevano del mio terrore per le strade.

Se cambio anche la macchina quella vita di piccole precarietà sarà completamente finita. Over, caputt. Avrò un paio di airbag (e non dove servirebbero*), l'ABS, mio padre sarà tranquillo e smarcherò un altro step del progetto "Ci facciamo in 4 per nulla".

Soprattutto non ci sarà più niente che mi fa allegria quando penso a quanto è scalcinato. Dovrò inventarmi qualcos'altro per oppormi al borghese piccolo piccolo che è in me, e che ultimamente si sta prendendo parecchie rivincite. A rate, ovviamente, tasso zero.

La prossima puntata - dicono - sarà la "donna", colei che "no, ma viene ogni tanto, solo per stirare". Colei cui dai in outsourcing l'aspirapolvere perchè sei troppo impegnato con il mouse e la tastiera, confermando il sospetto che il progresso si manifesta sempre con un cambio epocale nell'utensileria.

* questa battuta ho dovuto inserirla per compiacere il mio editore, come diceva un mio caro amico

postato da danilama | 11:00 | commenti (9)


venerdì, 08 settembre 2006
 

life machine

Che tu lo voglia o no (e lo vuoi, oh se lo vuoi) sei una macchina per fare la vita, hai nell'ombelico un cavo avvolto che termina con un jack piccolissimo per ora nascosto, hai due seni che ora copri come fossero preziosi ma che non esiterai a tirar fuori ad ogni angolo di strada appena sentirai un vagito, hai nella pancia un miracoloso abitacolo a scomparsa, e soprattutto hai nella testa quella vocina di campanella, quell'imperativo dolce, quell'amore così astratto eppure così preciso, la senti nella notte, la senti di giorno, la senti ogni tanto e sai che c'era anche prima di te, da sempre sei pronta per spremerti amore dalle mani, dalle labbra e dalle viscere, e senza attendere attendi, sai che lo spirito santo c'è per tutte, anche quelle senza croci, e sai che si chiama amore, quello supremo, quello che non vuole sopravvivere al suo oggetto, quello che non sa cos'è il risparmio, quello è tuo ma solo in prestito, e sai anche che sei nata così per questo, per scacciare serpenti col calcagno e disinfettare ginocchia sbucciate, e per soffrire attraverso quel cavo, che non parte da te, ma passa per te, e tramite te genera il mondo.

postato da danilama | 12:07 | commenti (5)