Maria Maddalena, in un'intervista rilasciata a Piena di Grazia, periodico femminile molto noto in Galilea e Samaria, si dice contenta del servigio inaspettatammente resole da Il Codice da Vinci. "Era ora che la mia immagine venisse riabilitata", confessa soddisfatta. Da infima meretrice a Suprema First Lady, Maria di Magdala non solo si riappropria di un ruolo ingiustamente negatole dai dogmi clericali, ma rinnova il sogno romantico che già ci fece battere il cuore con Pretty Woman o con Filumena Marturano. Il tema, si sa, è di quelli evergreen, tanto cari ai puri di cuore, quelli che hanno prelazione sul regno dei cieli, quelli che si scandalizzano. La letteratura ci costruisce fortune, il clero lancia crociate e vedendo tanta gente che abbocca si fa chiaro il senso dell'espressione "pescatori di uomini".
*titolo rubato a un saggio di P. Odifreddi.
Ha ragione lui. Attendo il prossimo spettacolo indecoroso di pizzini nell'urna e nomi sbagliati. Cosa succederà stavolta? la Margherita scriverà Dalema senza apostrofo, Mastella e i suoi M. D'Alema, la Rosa nel Pugno Massimo Da Lema e i Rifondazione Dal Ema Massimo? così tutti i voti saranno riconoscibili, in quanto provenienti da una manica di incontrovertibili coglioni (nel senso più tradizionale del termine). Se così sarà, appoggerò la proposta di chi sostiene che chiamarli "Onorevoli" e "Senatori" non abbia alcun senso: i primi non sono meritevoli di alcun onore, e i secondi rispetto ai primi hanno in più solo la demenza senile. Lanciamo una raccolta firme o qualche altra più fantasiosa campagna*. Partiamo dalle cose piccole, facciamone questione di stile, usiamo le parole con la dovuta parsimonia: stabiliamo che siano "signore" o "signora", come tutti. Se proprio il voto dobbiamo darglielo noi, l'onore almeno se lo conquistino da sè.
A margine: già che ci siamo, sarebbe bello sui giornali leggere che i parlamentari"vanno a prendersi il caffè" e non che "si recano alla buvette". Così, a prova di scimmia.
(*) Chi mi conosce sa che già volevo andare a incatenarmi al portone di Montecitorio per sostenere la campagna "non seggi ma seggioloni: ingravidateci!", contro le quote rosa, l'espressione più subdola del luogocomunismo bipartisan; mi sono fermata solo perchè ho temuto che la mia ironia sia troppo avanti, e pertanto incomprensibile ai più. Bondi avrebbe potuto capire che io anch'io, come lui, avessi voglia di essere posseduta da berlusconi e di fare tumulare la mia progenie nel mausoleo di arcore.
"Il loro sacrificio non sarà vano, contribuirà lentamente, ma inesorabilmente, alla costruzione di un'umanità migliore". Così dicono. Eppure, il legame causa-effetto tra la morte di queste persone e la costruzione di un'umanità migliore è talmente indiretto da sfuggirmi. A ogni Nassirya lo stesso imbarazzo, la stessa impossibilità di dire "sono morti per la patria", "sono morti per un ideale" o qualsivoglia altra consolazione di senso compiuto. Si è dovuto ricorrere a un concetto ancora più vago, tanto indefinito quanto imbarazzato. Mi consola la precisione del lessico, il fatto che si sia parlato di un'umanità e non di un mondo migliore: è sempre difficile sostenere pubblicamente che il mondo migliore sia the american way of. Non so per voi, ma per me questi giovani sono già morti invano.