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mercoledì, 26 aprile 2006
 

scusi, oltre a palahniuk cosa vendete?

"Il romanzo che non scopre una porzione di esistenza fino ad allora ignota è immorale" (M. Kundera). "Figuriamoci il negozio che lo vende" (danilama)

Io in Effelunga , a Firenze, Via de' Cerretani, continuo ad andarci. Mi hanno cambiato la disposizione dei libri, ma anche a quella mi sono adattata. Gli agglomerati delle "novità", in cui mi sbattono sotto gli occhi (e tra i piedi) le ultime irripetibili stronzate del momento mi diventano sempre più grandi e sapientemente disposti nei punti di passaggio obbligati, è vero, ma il titanic affonda una volta sola: poi questi immensi iceberg li localizzo una volta per tutti, e ci giro intorno. I classici mi diventano sempre più introvabili, la poesia me l'hanno infilata in un angolino che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude, ma solo perché il sottoscala mi è già zeppo di irrinunciabili libri di psicologia tricologica (quella da parrucchieri, per intendersi). Il merchandising, le cartoline, i calendari, le magliette ecc hanno un dignitosissmimo corridoio largo, invece, hai visto mai mi scappasse di entrare in libreria per comprare un po' di cazzate. I libri di giardinaggio e di cucito mi sono diventati merce rara, perché i vini ormai sono usciti dalle botti e straripando ci hanno riempito librerie e carte dei (accidenti allo slowfood, si stava così bene quando nessuno ne capiva un emerito). Da tempo è tutto bianco e acciaio, richiedere il calore del legno e le boiserie in ciliegio sarebbe roba da pedanti melanconici. Ci sono anche i pc, ma guai a toccarli: devi chiamare un commesso per fare una ricerca booleana, perché l'informatica non è distribuita, e i capolavori nemmeno. È una specie di caccia al tesoro: trova il commesso che ti trovi una parola chiave che serva a identificare un libro che sia poi reperibile su uno scaffale che al mercato mio padre comprò. A meno che tu non cerchi Palahniuk, l'uomo che non devi chiedere mai: è tutto intorno a te. Pare poi che i commessi - in questo che è uno degli ultimi covi di comunisti italiani - siano anche loro iperflessibili, e a giudicare dai sorrisi che non fanno e dal loro colorito preraffaellitico non è improbabile. Ma insomma, in Effelunga io continuo ad andarci, forse per abitudine, forse perchè altrove è ancora peggio. Di piccoli editori se ne vedono pochi, e sicuramente non a occhio nudo. Ma insomma. Ho anche la carta fedeltà, ebbene sì, il baratto "vi do i miei dati, mi regalate un libretto ogni tanto" mi ha fatto troppo gola, specie quando ero senza il becco di un quattrino, e i libri mica li puoi masterizzare, aho. Ma insomma. Feltrinelli diventa un supermercato e il mondo arricia il naso, ma io non capisco. La cultura con la C maiuscola, posto che esista, è roba da allegato a basso prezzo, de "Le Metamorfosi" di kafka sono piene le edicole e le nostre librerie casalinghe: il legno lo compriamo all'ikea, i libri ce li regala Repubblica o il Corriere, la polvere sopra invece ce la elargisce il buon dio per farli sembrare vecchi, se non usati. Negli ultimi anni ci siamo riempiti le case di libri esattamente come ci riempiamo le case di provviste: gli editori hanno da tempo trasferito su di noi i costi di stoccaggio, siamo stracolmi di cultura non deperibile, a lunga conservazione. In libreria rimangono i freschi, le offerte speciali, la manualistica, e i prodotti complementari, poco altro. Disposti esattamente come le nostre teste sanno cercarli: i freschi all'inizio, le offerte speciali in testata di gondola, ecc. ecc. Date retta: il mondo diventa supermercato alla stessa velocità con cui la nostra casa (o la nostra testa?) diventa frigorifero.

postato da danilama | 15:52 | commenti (2)


venerdì, 21 aprile 2006
 

i just called to say I love you

Non è vero che Silvio non vuole telefonare a Romano. E' solo che pensava che fosse la Cassazione a dover comporgli il numero.

postato da danilama | 09:19 | commenti (3)


mercoledì, 05 aprile 2006
 

e la patatina?

Con tutto questo parlare di coglioni vorrei porre una questione un po' secondaria, ma sottile: all'orgoglio di dirsi coglioni seguirà quello di sentirsi minchioni o cazzoni, per sottolineare le sfumature ideologiche che esistono all'interno della sinistra? Cioè, mastella si sente coglione come bertinotti o in maniera differente? e poi, come la prenderà bossi? Lui che ce l'ha duro come fronteggerà mediaticamente il fatto che gli attributi, improvvisamente, siano diventati sinistrorsi? Infine: io sono coglione o cogliona? non sarà sessista questa eco mediatica improvvisamente sorta intorno all'organo maschile? Nemmeno una candidata di sinistra che per analogia si sia detta "fessa": o è per sottolineare la coesione della sinistra o è perchè in Italia nemmeno in questi casi la patatina tira. (Chiù pilu ppe tutti è un impegno verso gli elettori, non le elettrici. E la prestigiacomo, infatti, in questa legislatura si è ammazzata di pianti...)

postato da danilama | 10:16 | commenti (5)