|
venerdì, 17 marzo 2006
Ancora manicheismi. Il mondo si divide in due categorie:
1. quelli che "il parquet è più bello vissuto", ma che quando entri in casa con i tacchi ti lanciano un'occhiata ad altezza piedi e sbiancano. Li riconosci subito perchè quando vai a trovarli magari sono in abito da sera o in tight, ma calzano orribili pantofole di peluche. L'acquisto dei feltrini per le sedie influisce sul loro tenore di vita più dell'IRPEF, il gatto lo tengono in balcone anche a meno 15 gradi e mediamente il parquet ce l'hanno sul rossicio, non so perchè (credo sia il colore di quelli per i quali il parquet è uno status symbol - incredibile ma vero). Tu entri in casa loro e immediatamente ti assalgono atavici e inspiegabili sensi di colpa, e senti la tua bocca pronunciare frasi tipo "ce l'avresti un paio di pantofole per me?", e loro "no, dai, non preoccuparti, il parquet è bello vissuto" e intanto ti portano un bel paio di champion di gomma, quelle da piscina, quelle da cui puoi vederti le dita dei piedi che - umiliate e offese - ti chiedono "ma dove cazzo ci hai portato?"
2. quelli che il "parquet è più bello vissuto", se lo comprano già più rustico, meno lucido, meno regolare e meno rissicio e ci vivono sopra. Fottendosene. E il parquet, ve lo giuro, è più bello, e se anche così non fosse lo griderei ai quattro venti: tu sì che ci hai un bel parquet, la vera ricchezza non sta nel possesso ma nel distacco, cristosanto, possibile che sia così difficile da capire?
giovedì, 16 marzo 2006
Che nessuno creda che esistono i forti e i deboli, in questo mondo. "Forte" si fa, non si è, e così "debole". Cioè, uno nel corso della sua vita sceglie da che parte giocare, le pedine bianche o quelle nere: ci sono quelli che ricacciano indietro le lacrime pensando siano stupide e quelli che le lasciano scorrere pensando siano belle e legittime. C'è chi dice "non vedrai la mia debolezza" e chi pensa "non contare sulla mia forza". C'è chi pretende meterne carezze e chi pretende virili strette di mano. C'è chi vorrebbe un mondo benevolo e chi invece "gliela faccio vedere io". C'è chi si butta a terra aspettando di essere sollevato e chi dissimula le cadute. E' solo - fatalmente - una questione di stile, non di carattere. Sapevàtelo.
mercoledì, 15 marzo 2006
martedì, 14 marzo 2006
Dite quello che volete, ma io a Prodi un auricolare collegato a D'Alema glielo metterei, come Ambra con Boncompagni. O, in alternativa, con la Gialappa's. Così, per sicurezza. La serietà al governo, sì vabbè. Ma il berlusca va preso per il culo, se ne è accorto qualcuno? Ci ha pensato, ieri, la sora Lucia, che ha peccato perchè si è piccata, e che per fare la giornalista with attributes ci vuole non il coraggio ma la freddezza? Qualcuno se lo ricorda Della Valle che, in collegamento a Porta a Porta non replicava nemmeno, semplicemente si scuoteva il ciuffo d'argento dagli occhi e gli diceva - senza tentennamenti e dandogli del tu - "ma dai, silvio...smettila di dire baggianate..." come si direbbe all'amico sborone al bar? Cioè, le regole all'americana dovrebbero consentire a Prodi di fare una cosa sola: guardare fisso la telecamera, sorridere, e dire - senza bofonchiare, se gli riesce, eventualmente utilizzando l'understatement che io non conosco, ma che i suoi consulenti di comunicazione dovrebbero saper suggerirgli - "cari elettori, su, non me lo fate dire che sennò è un casino, ma che davvero devo parlare con questo qui? Non si vede che é scoppiato? Ma che davvero lo volete rivotare?"
mercoledì, 08 marzo 2006
Mi ero ripoposta, per il 2006, di sfuggire alla trappola di Lella Costa, ovvero quella consapevole tentazione di fare crociate ironiche contro l'altro sesso. Il motivo è che abbiamo francamente un po' rotto le palle, che il genere è abusato e che mi sono un pochino annoiata dei miei e degli altrui finti livori. Però che ci posso fare, una considerazione al limite della par condicio tra i sessi devo farla. Prendetela come un'analisi socio-politica, se credete e potete.
I primi auguri di questa giornata - inutile dire che secondo me va abolita perchè noiosa - li ho ricevuti, al semaforo, da due muratori extracomunitari a bordo di un fiorino. Si sbracciavano, mandavano baci, auguri e proposte di matrimonio sporgendosi dal finestrino.
Certi lavori non vuol farli più nessuno.
lunedì, 06 marzo 2006
Amore è non aver voglia di tornare a casa perchè non ci sei, e girare in macchina per la città cercando qualcosa da fare. E' una malinconia che non strugge, ché agli struggimenti ormai ci si crede poco, quando ci struggiamo sentiamo puzza di bruciato, facciamo due chiacchiere con la coscienza e scopriamo che ha le dita sporche di marmellata, che lo struggimento è il fratello cadetto dell'egoismo. Non soffro per te, è solo che pacatamente, dolcemente mi manchi, con calma, le chiavi poggiate lentamente sul tavolo, il cappotto che scivola sul divano e io pure, sbuffare, sfogliare una rivista, la vita diventa uno sbocconcellamento pigro e così la cena, in un lato del letto dormo e sull'altro libri e vestiti si arrampicano come l'edera, la notte senza te è un comodino ipertrofico, un silenzio sterile, per me sola io sono un po' troppa, diciamocelo pure. E allora ti aspetto, piano piano mi addormento, il tempo sgocciola su una spugna, ti racconterò tutto al tuo rientro, per ora programmo meglio i termosifoni, che la vita è questo dolce cercare rimedi, ti voglio bene, davvero.
|
|