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lunedì, 30 gennaio 2006
C'è che le parole non vengono, che la vita sta alle parole come la terra al setaccio, passa solo se è a grana fine, se invece è fatta di macigni fa tappo, e allora si parla poco, si scrive ancor meno. E in questo inizio di anno c'è stato da compiere un decennio, da piangere per un anniversario, da pizzicare fili nuovi e sentire come suonano, c'è che non ci sono microsensazioni ma solo macigni con cui giocare alla pelota rischiando di rimetterci un piede. C'è che ho da leggere centinaia di cose (tra cui l'enciclica di benny XVI), da ascoltare centinaia di cd, il mio archivio cresce, l'utilità marginale è sempre a rischio ma sono fiduciosa, c'è che ho sempre un ormone squilibrato, vai a capire qual è, forse è quello che fa crescere, forse è quello che fa piangere le femminucce, ma che importa. C'è che mi sento benissimo: ho solo bisogno di fare controllare la convergenza.
martedì, 17 gennaio 2006
Una pettinatina attenta ai tuoi capelli argento, tiri su oltre modo i jeans armani sulle chiappe flosce, il dopobarba sfuma il suo alcol del passato, ed è finalmente domenica pomeriggio, pomeriggio di sole e oggi sei fuori dalla poltrona lecorbusier, è altra la pelle che vuoi sotto il culo, oggi tiri fuori il rosso che c'è in te, nel tuo cuore semplice, un motore a iniezione, l'insulina pompa e arrivi a 200 in 10 secondi, e 200 euro di benzina saranno ben spese, un tempo eri un pezzo grosso, diciamo uno medio, e la tua signora ha avuto il suo visone e le sue prime all'opera, e tu hai avuto la tua segretaria, ma i tempi cambiano, e lo sai benissimo che i tuoi nipoti ti chiamano alain prostata, ma chi se ne frega, stavolta non ti fermeranno, quando arriveranno le foto dell'autovelox qualcuno forse piangerà, ma è così che deve andare, chi l'ha detto che la pelle tra le lamiere devono lasciarla solo i giovani, chi l'ha detto che uno deve aspettare in pantofole, accumulare affanni e farsi trovare - quel giorno lì - con poche cose da dire o con pochi denti per farsi capire, con nessun sogno addizionale, con la coscienza a posto e il vestito già pronto nell'armadio, no, chi l'ha detto che non si può accelerare, che non si può lasciare un'ultima nuvola di gas, e salutare tutti con una bella sgommata, lasciare un segno, sì, che se lo interpretino come gli pare.
mercoledì, 04 gennaio 2006
Buolevard e brasserie, solo la nebbia delimita la carreggiata, lo skyline è basso, la grandeur si sviluppa in orizzontale, volute liberty e nasi, nasi, nasi all'insù ma molto pochi, vedo tanti nasi camusi invece, pelli d'ebano e occhi di oliva, misto america-misto africa, il maghreb con l'erre moscia e le mani in tasca, che se non ha pane mangerà brioches e veleno e vomiterà benzina e noia...Profumo di burro e puzza di piscio, musei come centri commerciali, turisti pascolano ciabattando le puma e di fronte alla gioconda non si tolgono il cappello nè lo sfizio, e fanno palloni con il chewingum cercando dan brown, e io voglio uscire, ma possibilmente evitando i vetri di mitterand, la RER e gli imperdibili della Lonely Planet, ho tanta fame di cibo e qualcosa, zuppa di cipolle e roquefort, rive gauche e il povero modigliani qui soffriva come pochi, italia francia è sempre stata una partita senza fair play, peccato, perché in fondo noi siamo i cugini tonti, e loro invece giù di baionetta, bastava molto meno, eppure qualcosa mi risuona male dentro, ho il cuore un po' pesante, i sospiri controtempo provocano il singhiozzo, la felicità è discontinua, la paura di perdere sta all'amore come il fumo al fuoco, e qui le regine sbagliate vengono decapitate, le mie sete finte frusciano stonate su questi gradini, ho il cerone rigato, gli abiti lisi, le scarpe bagnate, e da lassù Quasimodo se ne è accorto, non senti che strano suono, le campane?
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