dielleemme

   


giovedì, 27 ottobre 2005
 

tutto nella zucca

Oggi è ventisette, e come tutti i ventisette del mese la vita si rinnova. Nuovi slanci, sospiri di sollievo, desideri potenzialmente realizzabili, o comodamente rateizzabili. Picco di accessi per gli internet banking, specie in fascia oraria 8-10. Consumo super di carta nei bancomat. La gente chiede conto al proprio conto, vuol vedere quanto, vuol vedere cosa, ma siamo un mondo di piccoli, a noi le zucche olandesi ci vengono rachitiche, se guardo questa umanità da lontano mi viene un'immensa pena. Oggi è ventisette e come tutti i ventisette qualcuno penserà mica poi tanti, nel tragitto dal bancomat alla porta dell'ufficio, ma poi di fronte al suo pc e alla schermata di windows'98 (che mi ci trovo così bene, perché passare alle diavolerie nuove?) penserà al superbonus, e rimanderà la pensione ancora di qualche anno, perché fan sempre comodo, e penserà ai propri nipoti disoccupati - poverini, han anche studiato tanto - senza riuscire a collegare le due cose. (Un buon accredito al mese rende tutti socialmente miopi. La società odia i vecchi ma li lusinga, le questioni economiche svuotano di senso il legame che c'è tra l'età e l'energia, a 5 anni devi essere capace di leggere e scrivere, a 60 di lavorare, a 28 di prepararti al mondo del lavoro, hai visto mai il mondo del lavoro avesse bisogno di uno stagista.) Oggi è ventisette, le nostre Calende cadono sempre di ventisette, ieri la mia amica è venuta da me a farsi tagliare i capelli, e addosso aveva due belle iniezioni di botulino intorno agli occhi, e nella testa il tipo che ha conosciuto per chat, mioddìo, se questo è un film grazie per avermi fatto non protagonista. Oggi è ventisette e io penso che i cibi congelati hanno una data di scadenza sempre minore di quella in cui avrò voglia di cucinarli, a me i sofficini mi chiedono l'eutanasia, mi chiedono. Oggi è ventisette e la mia vita è come quella di tutti, conservo scontrini e ricevute, poesie e biglietti, mescolo la contemplazione alla rendicontazione, spingo il carrello ma senza convinzione, mi innamoro di qualunque cosa mi suggerisca un pensiero inedito, mi confondo, piango, rido. Vivo.

postato da danilama | 14:40 | commenti (4)


lunedì, 24 ottobre 2005
 

testa o croce

Nam myoho renge kyo ripeti per mezz'ore e il mondo d'improvviso ti appare più fluido, le tue angosce si sgranano a una a una nella relazione causa-effetto, mi chiedo come fai a non temere l'autoipnosi, come fai a chiamare illuminazione quello che è visibilmente torpore. E io invece sono così conscia che ho la nausea di tutto, cazzo quanto ti invidio, cerco nelle mie vite precedenti, in quella attuale e deduco che quella sensazione di deja-vu ha un origine: gli agenti immobiliari, i consulenti finanziari, i testimoni di geova. Buddha non fa eccezione: lavora in modalità push. Il pelato non molla la presa, mi chiama per invitarmi a tutti gli incontri che organizza, pare che il mio karma voleva lo incontrassi. Io, in realtà, volevo solo entrare in quel parco meraviglioso, dovevo quindi qualificarmi come prospect, ad alta convertibilità. Con sguardo ispirato ho chiesto cortesemente di poter entrare, sottintendendo che cercavo la mia salvezza, o la pace, o un alternativa al suicidio. Cosa posso farci se nessuno riesce a dare spiegazioni senza intenti salvifici. Io cerco solo spiegazioni, anche verosimili mi bastano. Che poi, la domanda alla fine è questa: se si esclude la chimica e la religione (l'una e l'altra colme di effetti collaterali), cosa si può fare quando si sta male? Dopo tanto cercare, per ora la soluzione più acceditata mi sembra la combinazione "tisana-libro", che almeno non pretende di cambiarti. Restano i dolori incolmabili, e il dubbio dolce-amaro di poterseli portare sempre dietro, avvolti in metri e metri di stoffa consumata, sognarseli, viverseli, ricordarseli. Ché cancellarli, date retta, costa sempre un lobo del cervello.

postato da danilama | 11:59 | commenti (3)


venerdì, 14 ottobre 2005
 

una tantum rosa

Virginia Woolf diceva che "se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé (...) ammettendo che cinquecento sterline l'anno rappresentino la possibilità di contemplare e che una serratura alla porta significhi la possibilità di pensare per conto proprio". Ecco, io io penso che una donna - stringi stringi - non debba volere quote, ma un intero tutto per sé, magari un solo seggio in parlamento, ma non concesso, né scambiato. Proporrei un esperimento, "una tantum rosa": niente Ministero delle Pari Opportunità nel prossimo governo. Scommettiamo che nessuno si accorgerebbe della differenza?
postato da danilama | 13:12 | commenti (7)


mercoledì, 12 ottobre 2005
 

se non la bocca, chiudi almeno quelle vocali

Ieri, mentre guardavo Ballarò, alcuni importanti pensieri sono giunti a maturazione. Ve li riporto, certa che siano di vitale importanza per l'emisfero tutto:

1. quando ascolto i portavoci della Casa delle Libertà sento tre (3) cose: avversione per il pathos, sconforto per l'ethos, vergogna per il logos. Quest'ultima deriva, in particolare, dal fatto che il linguaggio forbito-rococò-politichese, nonchè le argomentazioni più improbabili e rocambolesche, si accompagnano sempre ad accenti meridionalli, simili al mio. Da qui sorge poi un'altra riflessione: i meridionali ad alto livello di scolarizzazione se non emigrano per cercare lavoro restano per raccogliere voti. Li consegneranno poi al legittimo proprietario, che li tradurrà in vantaggi per sè, contentini per Fini, Follini e Bossi. Cosa ne viene agli elettori meridionali di FI, ad esempio? Quello di vedere che il proprio voto è andato a tizi che poi parlano forbito alla tivvù, e questo darà loro la sicurezza di aver scelto bene.

2. io con uno di Forza Italia non ci starei. Così, non posso farci niente, penso che mi darebbe fastidio. Oh, ognuno ci ha le sue fobie.

postato da danilama | 11:33 | commenti (7)


martedì, 11 ottobre 2005
 

Nessuno si merita la Palombelli

Quello che mi preoccupa è che quando tornerai a star bene troverai ad attenderti l'Espresso e Panorama con i loro prevedibili servizi sul rapporto tra droghe e jet set, i parallelismi con tuo nonno che le narici ce le aveva rivestite d'oro ma lui sì che aveva classe e di scandali non ne ha dati, il CDA che - silenziosamente come si usa nelle famiglie - si accollerà con aplomb il danno al brand, i consulenti di immagine che già stanno preparando le tue prossime kermesse come testimonial contro la droga, Martina Stella che con tempismo impressionante svela ora che vi eravate già lasciati. E soprattutto, troverai la registrazione di Porta a Porta di ieri, dove un Vespa a dir poco umido con una mano gettava manciate di fiori sul tuo prossimo cammino, con l'altra - dita unite a carciofo - si interrogava su come si fa un cocktail di droghe ("se mette prima l'alcol e poi la coca nel bicchere?"). Piangevano la tua morte mediatica, il coma mass-mediologico cui sarai indotto (Palombelli Barbara addirittura è giunta a scusarsi con la tua famiglia di essere lì, però c'era, eccome), e paventandola quella morte la anticipavano, ci si facevano un congruo ma mesto aperitivo. Perché - si sa - parlare male dei media dai media non è una contraddizione, essere lì e scusarsi di esserci non è una contraddizione, dire che tornerai ad essere "come prima" e gioirne…be', a quale "prima" si riferissero io me lo sono chiesto. Come ti vuole questa gente, eh, Lapo? L'avranno capito che ora - finalmente, crudelmente - c'è davvero un marchio tuo? Lapo è quello delle felpe e dei droga-party. Non come Jacki, non come Edoardo, non come Giovannino. Forse come il nonno, ma più gaudente e inevitabilmente più coglione. Ché poi, in fondo, agli italiani piace così.

postato da danilama | 10:22 | commenti (8)


venerdì, 07 ottobre 2005
 

fuori produzione

Tre quarti dei nostri genitori si sono sposati come tappa obbligata lungo quelle rotaie che prevedevano - in successione ordinata - fidanzamento, lavoro, matrimonio e procreazione. Così, senza farsi troppe domande, allora era la trafila. Madri venticinquenni con sogni di taffetà e di organza, patrie potestà improvvisate, e l'abisso - a volte - di non averci riflettuto abbastanza. A volte non riuscivano a celarlo, i nostri poveri genitori trentenni, e dire che ci provavano. Ma quanto sconforto a volte in quegli occhi, durava un attimo eppure - ci avresti giurato - era liquido e trasparente, cattivo come la varichina. Quanto cambiamento li travolgeva proprio mentre attraversavano il guado...Legge sul divorzio e sull'aborto, gli esiti del '68 e della rivoluzione sessuale. Da allora, tutto è diventato meno scontato. E i nostri cugini piccoli, quelli che ora hanno 12 anni? Figli unici di madri pre-menopausiche, voluti fino allo strenuo in età avanzate, prudentemente accettati solo dopo regolare amniocentesi. Gesti di egoismo, ma se il loro nastro si riavvolgesse loro ci sarebbero lo stesso, perché sono nati - se non dall'amore - dalla volontà. Noi no, signori, noi non ci saremmo. Siamo nati prima dello scadere della convenzione sociale, in condizioni irripetibili, ultimi della serie prima del "fuori produzione".

postato da danilama | 13:58 | commenti (5)


giovedì, 06 ottobre 2005
 

voglio aprire un centro estatico

Non è moralmente accettabile, nè esteticamente digeribile, ricevere ordini, direttive, consigli, pareri, rimostranze, attenzioni ecc. da un uomo con le gambe a ics. Le gambe a ics delegittimano un uomo in quanto tale, lo privano di ogni virile autorevolezza. Impossibile non notare l'andatura fanciullesca che le gambe a ics producono. Sapore di pantaloncini, di calzettoni dentro i sandaletti di cuoio, di mamme premurose che brandiscono panini imbottiti. La gambe arcuate modello "( )", al contrario, conferiscono un tono equestre che chimicamente attiva qualche Z-ormone (dove Z sta per Zaira). L'alluce valgo sa di nonna, sia nei maschi che nelle femmine. Scarpe sformate, cavoletti ripassati, ciabatte di gomma. Lo strabismo conferisce un'aria tanto meno intelligente quanto più convergenti sono le pupille, per cui è accettabile solo in soggetti femmine e solo entro la soglia detta "di venere", a testimoniare il fatto che la bellezza accompagnata dal dubbio della lieve stupidità tira ancora, eccome. I denti leggermente accavallati possono persino essere sexi, ma gli incisivi larghi no. La bellezza, signori, è come diceva oscar wilde: una forma di genio, anzi, più alta del genio perchè non richiede spiegazioni. (Qui lo dico e qui lo nego, perché in realtà il culo di Valeria Marini e le labbra di Angelina Jolie qualche spiegazione sarebbero tenuti a darle, almeno alla polizia). Ma non era questo il punto.

Mi interrogavo sul senso della vecchiaia e chirugia estetica, grazie a un articolo di Galimberti (via Animasalva), e sono giunta alla conclusione che i miei difetti fisici sono sempre stati vuoti che solo le aggettivazioni psicologiche potevano colmare ("non è bellissima ma è simpatica", avete presente il genere?). La non-bellezza dura, la bellezza no, e comunque ti dà il tempo per diventare quello che vuoi. Da grande spero di avere le rughe profonde, di essere una vecchia longeva e lucida (una "vecchiaccia" come Paola Borbone, seddìovuòle), e di essermi opposta con tutte le mie forze alla noia, non alla paura di morire.

postato da danilama | 11:33 | commenti (6)