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lunedì, 19 settembre 2005
A Prodi che si fa sostenitore dei Pacs, Rutelli risponde con una soluzione intelligente, in grado di:
a. salvaguardare la volontà espressa dall'Unione in tema di diritti civili
b. dare alla maggioranza di cattolici relativisti un slavacondotto legale che permetta di non trasformare in vapori sulfurei l'acquasanta con cui si aspergono ogni giorno
c. dire "qualcosa di intelligente", altrimenti la Palombelli pensa che suo marito è belloccio ma fantoccio
d. dire "qualcosa di diverso", altrimenti comincia a rendersi indistinguibile da mastella.
La proposta di Rutelli è come i Pacs, ma si chiama "Contratto di convivenza", e come tale ha effetto solo tra le parti.
Presagendo il fiume di critiche che persino Fini potrebbe fargli, Rutelli ha anche proposto, ma sottovoce, di chiamarli "Dammi il trattengo(*)": due persone - rigorosamente eterosessuali - possono decidere di andare da un notaio, dirgli "noi viviamo insieme", pagare profumata parcella per sentirsi rispondere "e chi se ne fotte".
(*)il trattengo è ciò che i bambini irrequieti, su ordine delle mamme isteriche, sono mandati a procacciarsi presso le zie. La zia, al sentir pronunciare la fatidica frase "Ha detto la mamma di darmi il trattengo", provvederà a tener impegnato il cucciolo di rompicoglioni, per permettere alla mamma di riposarsi un po' o di dedicarsi ad altro.
giovedì, 15 settembre 2005
Iacopo Tersinelli era un cacciatore di dettagli. Duccio Fraschini un inventore di trame. Neri Gargioni un rifinitore di stile. Rappresentavano, ognuno nel suo mestiere, il meglio che ci fosse in circolazione. Venne loro proposto di scrivere a 6 mani "il più bel libro del ventunesimo secolo". Accettarono, anche perchè campavano di consulenze, e ultimamente andava molto forte la consulenza storico/esoterico/teologico/scientifico, perchè dopo il Codice da Vinci ormai la gente non aspettava più altro che di scoprire dai best seller venduti al supermercato le verità universali sul senso della vita.
Si incontrarono per decidere come procedere. Tersinelli arrivò al primo incontro con una raccolta di pergamene piene di dettagli: ciglia lunghe di donna triste, azalee stanche su balconi assolati, profumi di basilico e di cannella. Minuteria di pregio collezionata in anni e anni di osservazione solitaria.
Fraschini portò un mini registratore portatile su cui, nel percorso da casa sua all'ufficio dell'editore, aveva rapidamente tracciato una trama: assassini truci, incontri fugaci, amori sofferti, figli illegittimi, e tutto collegato da intrecci credibili. Fosse stato per lui, in una settimana avrebbero scritto tutto.
Gargioni arrivò con un astuccio pieno di stilografiche, di tutte le fogge e colori. Diceva che per cercare l'espressione perfetta, la locuzione indicata, il sinonimo giusto, aveva bisogno di scrivere lentamente, con un inchiosto fluido, su carta liscia. La mente non deve trovare ostacoli quando va a caccia di parole, quando le cattura e le dispone con grazia su un foglio. Così, diceva, mentre indossava i suoi manicotti da artigiano.
In 3 anni e con gran fatica scrissero il libro perfetto. I critici più avveduti se ne accorsero subito, bastò leggere i tre cognomi sulla copertina. E allora affilarono i propri superlativi, e gridarono al mondo - da giornali che nessuno leggeva - quanto fosse irripetibile quel libro. Vincenzo Molliccia, dalla sua rubrica Si-La-So-Lunga, per non sbagliare, chiosò il libro come sempre faceva, ovvero dicendone bene, il che gli permise di recensirlo senza nemmeno leggerlo, e tanti saluti.
In Feltrinetti finì tra le novità, ma non vendette molto perché proprio in quel mese era morto il dalai lama, il principe di Montedeiricchi, ed era caduto il governo, e due su tre di questi eventi avevano dato luogo a successioni nei ruoli improvvisamente resisi vacanti, per cui le librerie sie erano presto riempite di pubblicazioni sui gerenti vecchi, su quelli nuovi e su quelli "rinnovati".
Fu in quest'atmosfera di crisi dei valori che venne compiuto il Golpe di Spazzola Prima di Andare a Dormire, e da allora il mondo non è più lo stesso. (to be continued?)
(da "Il caso di Melissa P., lo snobismo di Daniela L. e l'inutilità del disco C.")
venerdì, 09 settembre 2005
Nel paese in cui giovane imprenditore è non chi intraprende a 20 anni, ma chi eredita a 30, eccolo, lui, Lapo, un nome che - lo dice lui stesso - è già un brand: dopo i mesi giovanili di corvè agnelliana in officina (quanto è romantica quest'idea dei rampolli che devono guadagnarsi col sudore la propria paghetta, un anno sabbatico per capire se in fondo non è la puzza di sudore e l'attesa della tredicesima a farti felice e per essere sicuri che la dura vita su uno yacht sia davvero la tua vocazione), ora il giovane Lapo è il volto rinnovato della Fiat, arrivato quando l'headquarter di famiglia si è convinto che il restyling non possa essere affidato solo a Giugiaro. E così, dal profondo dei suoi doppiopetto a tinte pastello, il giovane Lapo comunica disinvolto che la Grande Punto deve essere figa, che "i giovani devono sentirsi gasati alla sua guida". Certo, Lapo, lo sappiamo che hai studiato marketing e che ti hanno spiegato che il target è quello dei giovani reddito medio-basso, cultura medio-bassa, potenza dell'autoradio medio-alta, quelli a cui basta una Grande Punto per sentirsi fighi. Immaginiamo la pena che ti sarai dato per decidere se dire o non dire "figa" e "gasati", e sappiamo che non dici "cool" solo perchè devi puntare sull'italianità. Per quello che ci riguarda pensiamo anche che tu possa davvero essere simpatico, ma permetti a tutti i tuoi coetanei un punto di vantaggio: il sincero godimento di poter pensare (anche a torto, non importa) che a quelli della tua famiglia li vestivano alla marinara, e a noi no, e che a noi i nonni ci facevano pane e nutella, e a te chissà.
venerdì, 02 settembre 2005
La casa di Bro era una piramide con le stelle in cima e una finestra da cui il cielo non era solo un desiderio. C'erano tante cose tutte verdi. C'erano le tazze per il tè ma non quelle per il caffè. Il caffè, anzi, a casa di Bro faceva un po' schifo, perchè si faceva con le macchinette giocattolo che servivano solo per essere mostrate. C'era un divano che era abbastanza grande per due, ma solo se tutti e due erano d'accordo. C'era la musica sia sopra che sotto, ed era bella da ogni lato. C'era un oblò piccolo piccolo che era magico perche ti faceva sentire al sicuro quando fuori c'era il mare a forza 9. Nello stanzino c'era un esercito di camicie schierate, le corazze leggere di Bro quando usciva di casa...Il guardiano di casa era un signore incazzoso e irsuto a cui parlare non piaceva per niente, e non capiva perché agli altri peluches piacesse farsi abbracciare…Poi c'erano delle frasi strane attaccate sopra i cuscini: forse servivano per dormire meglio, o forse per ricordarsi cosa sognare. Il gazebo fuori ti faceva venir voglia di primavera e le candele ti facevano venire voglia di notte. La casa di Bro era bella anche se non era proprio sua. Io in casa di Bro, però, non mi sono mai sentita felice. La casa di Bro in realtà è un igloo matrioska, in cui fuori c'è il disprezzo per gli altri, subito sotto la tolleranza, poi nel cerchio più piccolo la stima, poi l'affetto, poi proprio al centro, un buco pieno di sè (ma con un ulteriore sottile strato autodifesa, non si sa mai). Insomma, la sua solitudine era ben protetta da un sistema di marchingegni tale per cui la tua valigia aveva lo stesso identico peso quando arrivavi e quando andavi via. Ci sono vite così, come quella di Bro, che non vuole dividere il mondo con gli altri, e fa in modo da anticipare i malintenzionati. Ogni volta lo spazzolino mi tornava cortesemente indietro, come un boomerang, ma io davvero me lo dimenticavo, lui invece temeva che volessi lasciarlo. E allora gli augurai altri e ben peggiori clichè, e ora vi prego date la pubblicità: viviamo nel secolo '00, non è colpa mia se il neo-neo realismo è Friends, o Sex and the City.
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