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martedì, 14 giugno 2005
Mia mamma si ricorda che ho 30 anni solo quando vuole colpevolizzarmi per qualcosa: hai trent'anni (in realtà ne ho 29, ma nelle accuse si arrotonda sempre per eccesso), non ti sembrerebbe ora di smetterla, alla tua età io avevo già....etc etc.
In quei casi, si dà per scontato che io debba essere matura. Altrimenti, mettiti la maglia di lana e mangia più frutta.
Anche per Ruini siamo maturi. E scommetto che lui lo sapeva già, ma che, nel dubbio, ci ha ricordato che lo iodio fa bene e che era il caso di santificare questo week end al mare.
C'è uno strano legame tra la maturità e l'obbedienza. Io pensavo fossero quasi antitetiche, nella misura in cui chi è maturo è in grado di decidere da solo, e non ha bisogno di sentirsi dire cosa fare.
Insomma, anche stavolta ce la mettono nel deretano con la stronzata del libero arbitrio.
Cari cattolici tutti, il libero arbitrio nella vostra religione non esiste: esiste un divieto ex ante e un compiacimento ex post.
Mi compiaccio anch'io. Bravi, clap clap.
venerdì, 10 giugno 2005
...quello star male che brucia i grassi, che svela le ossa del torace, che disegna due aloni di carboncino sotto gli occhi, era così, nuotavo aumentando il tempo tra un'inspirazione e l'altra, confondendo lo sforzo fisico con la capacità di non soffrire, quella puzza di cloro, cazzo, devo averne ancora una riseva nelle narici, schiaffeggiavo l'acqua, non mi importava di vincere, non avevo tono nei muscoli, ero lenta, ero debole, ero solo impegnata a farmi un'armatura esponendo le ossa, mi piacevo tosta, ma attenzione, ché chi vuol essere tosto non lo fa mica per sè, lo fa perchè gli piace persare di sè in terza persona, ha nella testa frasi del tipo "continuava a nuotare con forza nonostante il dolore che si portava nel cuore e non una lacrima"...quanto compiacimento in una ragazzina che scopriva come fare e togliersi la vita, non tutta, solo un pochino al giorno, anche per dare agli adulti il tempo di accorgersene, e di dimostrare poi la loro impotenza... Così nuotavo, era l'unica cosa che facevo con i miei coetanei, e come mi piaceva pensare che fossimo ognuno in un solco, a volte immaginavo di poter lasciare, nuotando, una scia rossa, anzi, di esaurirmi in quella scia, fino a tingere completamente la mia corsia...
(to be continued. or not.)
martedì, 07 giugno 2005
Al n. 4 di sacripante! , signori. (c'è anche una mia tela)
lunedì, 06 giugno 2005
Il dottor Truci arrivò presto a lavoro, quella mattina. Ore 7, preferiva inziare a lavorare prima che la giornata lavorasse lui. Preparò tutti i documenti necessari, evidenziò i passi che gli servivano, segnò sul taccuino una lista di appigli granitici. Il dottor Truci usava solo le parole necessarie, niente interiezioni, niente divagazioni, pochi lemmi ben dosati e la grammatica inattaccabile del soggetto che precede il verbo che precede il complemento che precede il punto che scocca come un dardo nel deretano dell'ascoltatore. Guardò l'orologio solo a lavoro finito, e si compiacque: 8.50. Aveva dieci minuti per dare acqua alle piante. Tirò fuori dall'armadietto un piccolo innaffiatoio e vi versò il contenuto della sua ferrarelle. Prese anche delle piccole cesoie e un panno morbido per pulire le foglie, mentre cercava il sole dai vetri di quell'attico senza panorama. La chenzia era sempre più bella, lo spatifillio aveva messo i fiori, mentre la sanseveria era un po' opaca, al potos era marcita una foglia ma era ancora in buona salute. Le sistemò tutte, poi, con calma, si rimise a sedere, attendendo che fiorissero i suoi piani. Esperto in cessioni di azienda, er Cesoia, così lo chiamavano. Quando lo trovarono con il capo sulla scrivania e un proiettile ficcato tra gli occhi le segretarie si fecero poche domande e si spartirono le piante, che fecero poi morire tutte per incuria nel giro di 5 mesi. E così, ogni forma di vita scomparve dallo studio del dott. Truci, e le indagini proseguono con poca convinzione. Lo ricordarono nelle commemorazioni come un amante dei fiori e delle cose belle, e la retorica del dopo-trapasso cancellò la verità: il dott. Truci era un bel pezzo di merda, quindi ottimo concime. Dopo di lui, altri stronzi vennero a galla, talee di fusto di cotant'uomo reciso, e alla fine l'innesto più originale: quello del figlio 29enne del Supermegacapo, fiore di maggio di genitori che lo amarono in due soli momenti: quello del concepimento e quello del conseguimento del MBA a Londra. Io il dottor Truci mica lo rimpiango, ma quell'odore di colonia e di gelsomino sì, che cavolo... Comunque non è vero che le piante sono morte tutte. Una ce l'ho io, quanto è vero che sono la migliore delle segretarie e che Truci lo sapeva, oh se lo sapeva, quanto era dispiaciuto quando mi disse che gli dispiaceva ma che dovevo andar via, quanto dispiacque a me quando gli dissi "sei tu che vai via" e premetti il grilletto...
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