dielleemme

   


martedì, 31 maggio 2005
 

papa don't preach

Io non sono sicura di voler vivere nello stesso paese in cui Ruini può dare fiato alle trombe. Che poi Ratzinger mica è scemo, lui l'ha capito che il punto è un altro. Il punto è il relativismo. Ratzi l'ha capito che pontificare in quanto pontefice può assicurargli il voto (o il non voto) dell'ala cocuzziana e deusaniana dei fedeli, quelli che campano a tv e padrenostri, i piccoli, la massa. Con quelli è facile. Ma Ratzi è un intellettuale, lui vuole piacere agli altri intellettuali, lui secondo me il dibattito lo porterebbe anche su questioni gnoseologiche, teologiche, epistemologiche, teoretiche e qualunqueintelletuologiche. Ecco perchè è sempre un'ottava sotto Ruini. E non pronuncia mai la parola astensione. E' imbarazzato a parlare facile, è evidente. Anzichè dire una stronzata ecumenica preferirebbe tacere, ma ahimè. Io Ratzi lo sto studiando, e se mi convince potrei anche fare una pazzia e ogni tanto santificare una festa. Se.

A questo referendum andate a votare, signori miei, e fatelo di domenica. Tra la messa e le lasagne che mangerete a pranzo c'è un'oretta di tempo. O qualche secolo di cultura. E questo lo sa anche Ratzi, cosa credete?

postato da danilama | 08:50 | commenti (1)


mercoledì, 25 maggio 2005
 

non è bello ciò che è bello, ma ciò che dice casaviva

Mi piacciono le piante, ma niente gerani, li hanno tutti. Ho paura di alcuni animali, gli esseri umani in generale li trovo simpatici, fatta eccezione per quell'80 per cento di esemplari erroneamente classificati come persone, ma in realtà appartenenti al ceppo delle muffe. I minerali no, in genere non ho niente contro di loro, anzi: alcuni, corredati da materiale di recupero (caucciù, legno ecc.) servono a riconoscere gli esemplari della famiglia dei Micommmunication - funghi della steppa milanese - che li assicurano saldamente alle proprie propaggini (dita, orecchie, polsi, ecc) per delimitare il territorio con la propria aura behind the social approvation e il proprio rumoroso passo. Mi piacciono i cani e non i gatti, perchè il gatto non fa allegria proprio per niente, fa molti accessi ma con la giusta strafottenza, e sul premio della critica lui ci piscia sopra, e mettimi i croccantini sennò mi faccio la manicure sul parquet. Mi piacciono le drag queen, quelle sì, da impazzire, o le prostitute vestite in maniera vistosa. Non so perchè, sono cazzi (i) loro, ma dio salvi queste regine, che le altre le salva sempre un lieve ritocco alla costituzione e alla pappagorgia. Non mi piacciono gli scrittori semplici, quelli democratici, quelli che con soggetto, verbo e complemento si fanno capire da tutti (chi non ci riuscirebbe?). Mi piacciono gli scrittori generosi e pigri, quelli che metà del loro libro te lo fanno scrivere a te (cioè, loro ci mettono i significanti e le associazioni tra gli stessi, tu ci metti i significati, anche di 4° o 5° livello, quelli che se lo scrittore in questione avesse potuto prevedere dove andavi a parare quasi quasi il libro non lo scriveva nemmeno). Mi piacciono i bambini, e non perchè fanno "oh", ma perchè per loro il sole è giallo e il mare è blu, e se non ti allinei sei un coccodrillo puzzolente o un ragno peloso. Mi piace la primavera, ma sono allergica a quasi tutto ciò che giustamente una volta all'anno un'impollinatina se la fa, per cui non biasimatemi: per me è tempo di riflessione, non di azione. Voglio arrivare all'estate pronta per la raccolta differenziata mentale e ora che ho capito l'essenza del vintage  (ciò che ora non rappresenta nulla col tempo rappresenterà il tempo stesso, come dire X=0 e X+T=T, dove X è l'oggetto e T il tempo che scorre, non fa una grinza, mettete a sistema e controllate), non so cosa fare di certe giornate in cui vorrei non dico morire, ma almeno stare a casa e guardare Centovetrine.

postato da danilama | 10:03 | commenti (2)


martedì, 17 maggio 2005
 

Come fa il mago a credere alla magia?

Non puoi essere parte di una cosa se sai quello che c'è dietro a quella cosa. Come fa il mago a credere alla magia? Come fa il chirurgo plastico a credere alla bellezza? Come fa un giudice a credere alla giustizia? Io credo che la competenza uccida. Io penso che l'ingoranza salvi. Vorrei non vedere. Vorrei non sapere. Non capire. Oppure, visto che non ci è concessa nemmeno l'ingoranza completa, mi piacerebbe andare tanto a ritroso nella ricerca della verità da scoprire il momento esatto in cui dio con un rutto ha generato il mondo, e da allora se la ride....

Mi disse che voleva fare il chirurgo plastico, e subito mi si affacciò alla mente uno dei ritornelli che mi tormentano da quando vidi tirare fuori il coniglio dal cappello e mia madre mi disse che era un trucco.

Mi disse che non aveva capito la mia domanda, che la musica era troppo alta. Ottima risposta, con una pacca sulla spalla lo lasciai lì, e andai dal dj, a chiedergli di suonare ancora una volta il mio pezzo preferito.

postato da danilama | 12:34 | commenti (9)


venerdì, 13 maggio 2005
 

cinema italia

Sarà una tesi bizzarra, eppure non può non esistere una pur flebile relazione di causa ed effetto tra i film di Almodovar e le leggi di Zapatero. Non è chiaro quale dei due sia la causa e quale l'effetto, ma è evidente che la Spagna non disconosce le puttane e i trans di Almodovar (anzi, li utilizza come prodotti di esportazione), allo stesso modo in cui non disconosce i gay cui si rivolge Zapatero.

In Italia, invece, abbiamo Veronesi & Muccini e la legge sulla procreazione assistita. Effettivamente, guardando Silvio Muccino, viene da chiedersi perchè la gente voglia figli a tutti i costi.

Celie a parte, a questo referendum andate a votare sì, signori, altrimenti ci toccherà tornare a Ibiza o a LLoret De Mar, come a 16 anni, e stavolta in cerca di un po' di diritti umani.

postato da danilama | 08:36 | commenti (4)


giovedì, 05 maggio 2005
 

fleur du male

E' bello sapere che nei negozi specializzati in bricolage esistono fogli prestampati per il decoupage (interminabili iarde di carta color ocra piene di fiori da eterno riposo), da ritagliare, incollare su vassoi in balsa - anch'essi preintagliati - e poi spennellare per ore e ore. Sullo stesso asse della tecnologia, ma all'estremo opposto, si trova photoshop, e con un clic ecco il tuo quadro. Ordinata zero, ché di creatività non ne ha nessuno, e il bello degli anni '00 è la sensazione è che il dono dell'arte sia una cosa uniformemente distribuita e democraticamente accessibile a tutti. La sensazione di avere tutti buon gusto, e capacità artistiche, è ciò che contraddistingue le nostre menti ikea. Il business dell'arte  fai da te è proprio questo, e più ci penso più mi vengono in mente gli album da colorare, quelli con i disegni già fatti e i pallini che ti suggerivano di che colore fare il sole o il tetto della casa. Me li compravano - attenzione - non perchè sviluppassero la mia creatività (come avrebbero potuto?), ma per tenermi occupata, perchè mi mettessi lì buona buona a tavolino e stessi ferma per un paio d'ore.  Fatti i dovuti parallelismi, il decoupage è la controrivoluzione, il bromuro, è la stasi. Ci stanno fottendo, cazzo, cosa state lì a ritagliare? E poi, mi dite cosa dovrei farmene di un vassoio del genere? possibile, infine, che nessuno si accorga che la sedia kassili di ikea e il portavaso decoupato in stile "mia nonna era strafiga" sono due infiltrati del bigbrother nelle nostre vite, tanto diversi - da noi e tra loro - da passare inosservati?

postato da danilama | 14:50 | commenti (4)


lunedì, 02 maggio 2005
 

a scanso di malintesi

"La mortificazione del successo – e la certezza di non esservi tagliato – la provai durante la pubblica premiazione, in un albergo romano, del mio primo e unico romanzo: Tempo di uccidere. (…) subito dopo la premiazione, gli amici e gli invitati (che erano anche i giudici), iniziarono le danze e io cercavo di capire che cosa mi angustiava tanto. Forse la sensazione che ogni successo, in fondo, è un malinteso. (…) Invidio sinceramente chi lo cerca e soprattutto coloro che, avendolo ottenuto, non rinunciano a niente pur di alimentarlo. Li invidio perché la loro giusta preoccupazione è il segno di un profondo amore per il loro pubblico, oltre che per se stessi. Due amori che non riesco a nutrire."

E. Flaiano.

postato da danilama | 13:53 | commenti (2)