C'è Amelia, che vuole una moneta sola, non tutto il baraccone. Poi su quel cent ci vorrebbe armeggiare un pochino fino a creare il suo patrimonio. E la moneta vuole rubarla, mica ne fa misteri. Chiarezza d'intenti e di metodo. Brigitta invece, con quell'acconciatura ridicola, si vuole sposare. Poi c'è Paperina, carina fidanzata con lo sfigato, e lo non lascia perché ormai mi sento responsabile verso di lui. Poi Nonna Papera, che si dichiara fuori concorso per superamento del limite d'età, ma intanto prepara dolcezze profumate per i Ciccio imbranati di 30 anni. C'è anche Gastone, a dire il vero, visibilmente gay (chi altri porterebbe quelle ghette?), lui di donne non ne vuole, ma non riesce a stare lontano dal codazzo di amiche.
Ad un certo punto della vita Paperopoli diventa una metafora sufficiente a rappresentare gli svariati tipi umani. Che orrore.
La casa vecchia è concava, vuota di cose e di intenzioni, buchi di mensole e di quotidiano, schiuma che ristagna dopo lo scolo dell'acqua, assenze bianche di quadri sulla parete sporca.
La casa nuova è convessa, cose che sporgono cercando sistemazioni, propositi ingombranti, amore che chiede grembo, vita che chiede spazio.
A fare da cerniera, la selezione dei ricordi: pupazzi in attesa di verdetto - cicatrici nel loro peluche e nella mia pelle - lettere e biglietti irripetibili per avvenuto cambio di indirizzo, foto fuori corso, libri miei, libri altrui e libri a chi cavolo l'ho prestato, nastri non deperibili di regali in prescrizione. Specchio grande, per vederci meglio, letto grande, per dormirci meglio, divano grande, per poltrirci meglio, ma Alice è stata furba, e non ha mangiato il fungo che fa diventare grandi, perché altrimenti che vantaggio c'era?