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venerdì, 28 gennaio 2005
 

nevica da un cielo stitico

Nevica da un cielo stitico, da un inverno avido, da un freddo acustico, nevica per coprire quello che faccio, o è un trucco per prendermi le orme e scoprire dov'è che vado quando scappo dai luogotenenti del luogocomune del logocomune, nevica che ancora ci stupiamo che nevichi, e chi fuma in cortile alza gli occhi al cielo e si vede lontano un miglio che in cuor suo un po' è contento, anche se con questo freddo becco vedrai come si bagna quel cuore di cartone, che poi hai voglia a metterlo ad asciugare, viene tutto storto e pieno di onde, e ci resta su pure l'alone del bagnato…Che poi a che temperatura si scongela il cuore ancora non si è capito, a me mi resta sempre bruciacchiato fuori e gelato dentro…insomma nevica, e stasera chissà come torno a casa, ché la superstrada a quest'ora sarà già bloccata, ma a me che mi importa, potessi scegliere mi lascerei dormire dove capita, altro che assenso alla cancellazione dell'ipoteca e mappa catastale, io vorrei vivere di coincidenze, ora qui e domani bed & breakfast, mica fricchettona vagabonda che son io, no-no, io voglio andare in giro con quel che c'è nella carta di credito e tornare con gli occhi carichi di stucchi e mattoni, e porfido, e vetro, e marmo…e quindi nevica sui nostri volti silvani, su la favola bella che ieri mi illuse, che oggi ti illude, e io non ho nemmeno un ombrello, ma quando penso che un uomo senza donne un giorno mi scrisse "Buongiorno a Jo, mia donna ideale, e già che ci siamo buongiorno anche a te, amore mio", mi nasce un sorriso gastrico che me ne frego di tutto e tutti, io sono fortunata, io conosco anime salve. 
postato da danilama | 10:40 | commenti (12)


mercoledì, 26 gennaio 2005
 

unisci i puntini dalla a alla z

Intorno al 2015 esplose un caso letterario assolutamente nuovo. Un ventenne newyorkese vendette migliaia di copie di "Fill the brackets".

Era andata così: John Risteli - questo il nome del ragazzo - un giorno mandò ad un piccolo editore "Biscuits", un romanzetto scialbo sulla gioventù metropolitana della grande mela. Il libro venne - giustamente - respinto, perché "non in linea con la nostra linea editoriale." Ma Risteli era, guardacaso, il nipote del governatore della Florida, e l'editore, stanco delle insistenze parentali, decise di accontentare chi gli chiedeva di dare visibilità al talento del ragazzo. "E allora mostriamolo, il talento del ragazzo", pensò l'editore, e pubblicò il manoscritto pari pari, ovvero con tanto di errori e - questa è la novità - correzioni ben visibili sul testo. Si potevano leggere gli errori di sintassi, quelli di ortografia, le incoerenze logiche, i commenti alla trama. Come epilogo la lettera inviata come risposta dell'editore: "grazie, signor refaeli, ma riteniamo che il libro non sia in linea con la nostra linea editoriale."

Successe che il libro ebbe un successo enorme. Il piccolo John ebbe la popolarità che cercava, lo zio governatore ne ebbe la sua fetta di gloria (in questo lo aiutarono i suoi consulenti di comunicazione, consigliandogli di pubblicizzare l'evento come la "nascita di un nuovo genere"). L'editore si turò il naso e intascò la fortuna che gli piovve addosso.

Poi non dite che Dielleemme non l'aveva già profetizzato, nel lontano 2005. Io lo sento, il mercato è quasi pronto per il reality show della letteratura. é come la tv: la necessità sta all'uomo ladro come la mancanza di contenuti ai nuovi format.

postato da danilama | 14:26 | commenti (3)


martedì, 25 gennaio 2005
 

mio dio,mio dio, perchè mi hai abbandonata?

L'ogino knaus non dovrebbe essere un metodo contraccettivo, ma produttivo.

Ovvero, poiché pare che in qualche modo io dipenda dalla luna, il cui moto a sua volta dipende dalle forze di gravitazione esercitate dalla terra e dal sole, non vedo perché io debba oppormi - e soprattutto con quali forze - alle leggi di natura. Se si perdona ai maschietti un certo "meccanicismo" dei propri impulsi, non vedo perché non si debba perdonare a me un analogo meccanicismo degli umori. E siccome invece la tendenza dell'industria moderna è quella di mettere le femminucce nei ruoli di contatto (ovviamente quelli a basso tasso di ambizione: commessa, operatrice di call center, hostess, ecc, ché le operazioni di merger and acquisition col cavolo che le lasciano a chi può essere messao K.O. da un mini tapax posizionato male), allora pensavo: ciccio, se devo trattare con i clienti potremmo fare dal 7° al 19° giorno, in cui sono meglio "disposta", dal 1° al 6° no perché ci ho i capelli ingrifati e sono di cattivo umore per cui meglio farmi trattare da cane a cane con i fornitori e gli ispettori, i giorni dal 20° al 28° in genere sono depressa e malinconica e quindi datemi una scadenza, lasciatemi al mio lavoro e andate via. Mi impegnerei solennemente anche ad apportare interventi correttivi alla tabella di marcia qualora si verificassero eventi imprevisti quali, ad esempio, un improvvisa reviviscenza della vita sessuale, l'eventuale assunzione di anticoncezionali per via orale, la vista della mia miglior nemica che ingrassa (cosa che mi procura un buon umore la cui intensità è direttamente proporzionale al di lei sovrappeso).

Io non sto scherzando. Ad un certo punto bisogna arrendersi.

 
postato da danilama | 12:03 | commenti (6)


lunedì, 24 gennaio 2005
 

adulto o adulterato?

Capisci di essere entrato nella fase cinica della tua vita quando riabiliti il conte Vronski. Dopo aver sofferto per quel becco di Karenin (fase A: l'idealismo adolescenziale), dopo aver provato dolorosa empatia per la stucchevole Anna Karenina (fase B: lo sturm und drang beautifuliano giovanile), pensi che Vronski aveva ragione e che non deve esserci niente di peggio che vivere more uxorio con una trasgressione già consumata (fase C: l'allegro edonismo disilluso tardo giovanile). Prossima puntata? Il revisionismo familiare pre senile?
postato da danilama | 09:56 | commenti (7)


venerdì, 21 gennaio 2005
 

la colpa è dei genitori...sì ma quali?

Quando guardo dj francesco non riesco a non pensare che se noi ci facevamo le canne con i soldi dei nostri gentitori, lui si faceva le canne con i sogni dei nostri genitori, ovvero con i proventi di Piccola Ketty. Quindi, miei cari belli di padella, se questo figliolo è così non date la colpa a Roby Facchinetti, ma a vostra madre e a vostro padre.
postato da danilama | 12:07 | commenti (5)


giovedì, 20 gennaio 2005
 

De artibus (ovvero: l'arte moderna e contemporanea tardivamente rivelatasi ad un'impiegata di banca)

E d'improvviso, chiara e incontrovertibile come il referto di un'autopsia, ecco apparirmi la verità, quella che mi sfuggiva, tanto semplice da non averci pensato, tanto dolorosa, forse, da non volerla vedere, tanto definitiva da togliere lavoro a centinaia di persone: samuel beckett era un gran paraculo e aspettando godot non significa assolutamente niente. Niente. Altro che attesa di dio, critica anticapitalista eccetera. È solo il colpo di genio di uno che un giorno, avendo capito che aria tirava nei salotti dell'intellighenzia internazionale, provò a fare qualcosa di diverso, sì, ma diverso "aperto", ché appena ti richiudono in un senso qualunque sei spacciato, ti si divide il pubblico e se quelli a cui piaci sono la minoranza hai finito, game over. E da quella rivelazione è cominciato il contagio nella mia testa: la verità si è abbattuta anche su La metamorfosi di Kafka, su certe poesie di Dylan Thomas, sui quadri di Mirò, su certe inquadrature di Kieslowski, persino sui post di qualche blogstar criptica. Cioè: uno prende il tappo della biro che c'è sulla sua scrivania, lo guarda e comincia la speculazione, per analogia, logica o allegoria. Se quello che viene fuori accarezza l'ego di altra gente votata alla speculazione, suggerendole associazioni di pensiero nuove o riproducendo quelle che ognuno sente sue ma inespresse, ecco nascere l'applauso, e da qui l'opera d'arte. Niente significa. Nulla ha un senso. E' tutto una gigantesca, collettiva e ben dosata sega mentale. E detto questo, mi ritiro in un eremo a fare coperte patchwork, ché con tutto questo pensare ho esaurito le forze e mi sento un po' svuotata.
postato da danilama | 10:44 | commenti (4)


mercoledì, 19 gennaio 2005
 

beati i poverini di cuore

In genere, il secondo classificato al Poverino's scrive frasi tipo: "Sono tanto poverino che ad un concorso per poverini arrivo secondo". Il terzo classificato, invece, scrive "Sono tanto poverino che ad un concorso per poverini arrivo ultimo". Io, francamente, sono tanto poverina che la prima volta che finisco in nomination si discute sulla effettiva poverinità dei candidati. Un po' come arrivare ultima a miss italia e leggere sui giornali che era un'annata di vere cozze. Fate vobis.

postato da danilama | 12:06 | commenti (4)


lunedì, 17 gennaio 2005
 

la festa però la faccio sabato

E con oggi sono 29, e se i miei calcoli sono giusti riceverò tanti tanti auguri, qualche qualche pensierino, niente niente iPod - seddìovuòle - e magari magari oggi è un buon giorno per farsi un tatuaggio. Una bella scritta "best before 35" sotto la pianta del piede destro. Nel frattempo, sappiate che ho fatto due conti e ho scoperto di avere un unico rimpianto: non aver comprato sabato quel ventaglio da bagascia francese, quello fatto di piume. Ho pensato: che me ne faccio? La risposta era "niente", ma era quella giusta. Anche per quest'anno, parafrasando Mae West, tra i due mali sceglierò quello che non ho ancora provato, poi vi saprò dire. Un bacio come ve lo manderebbe Elenora Duse.

postato da danilama | 09:16 | commenti (12)


venerdì, 14 gennaio 2005
 

Lega per la Separazione dei Beauty Case

So che è ormai tramontata la separazione dei ruoli tra maschio e femmina, quella consuetudine (a mio parere bella e perfino eccitante) in base alla quale tu scarichi la macchina e porti su le casse d'acqua, io invece ti porto il caffè e rammendo i calzini. Faccio ammenda per aver colonizzato il linguaggio da spogliatoio maschile. Chiedo venia addirittura per aver contribuito, con la mia ostinazione a laurearmi e a lavorare, all'aumento della disoccupazione. Ma mi sento comunque in dovere di difendere l'ultimo baluardo dell'identità sessuale: il beauty case. Separiamo i beauty, signori e signore, e riusciremo ancora ad ingannarci sulla semplicità del maschio e sulla bellezza della femmina. Non spalmatevi troppe cremine, signori, e non consigliate i vostri copriocchiaie, signore. E' importante per evitare l'estinzione della specie. Da quando i maschi mi hanno privato dell'esclusività del dolore della ceretta, ho dovuto rilanciare e comprare un piegaciglia. Il piegaciglia che vedete in questa pagina (no, non è un forcipe), è proprio uno dei pochi strumenti che XY in genere guarda ancora con una certa apprensione e di cui ignora le modalità di utilizzo.

Perfino la pinzetta per le sopracciglia vi siete presi, tzè... 

Make love, not make up. Separa il beauty.

postato da danilama | 08:27 | commenti (12)


giovedì, 13 gennaio 2005
 

Mind anch'io

La metro qui non c'è. Va bene se lo lascio sull'autobus?

Ma sì.

postato da danilama | 12:13 | commenti (3)