dielleemme

   


martedì, 30 novembre 2004
 

Suskind n. 5

Tanto parlare della nuova pubblicità di Chanel, ma io mi interrogo sul senso del profumo negli anni '00. Cioè, sono fermamente convinta che sia evaporata molta parte della potenza del profumo come richiamo degli altrui sensi. Questione di sovraffollamento e concorrenza dei prodotti complementari. Se penso all'orchidea e rose del bagno schiuma, alla magnolia e mandorle della crema idratante, alle alghe dell'anticellulite, alle essenze marine del deodorante, agli agrumi dell'eau de toilette, alla mela dello shampoo, all'avocado del balsamo, alla fragola del lucidalabbra, mi viene da pensare che oggi Marilyn andrebbe a letto con due gocce di aceto balsamico. Tesoro, di cosa so?

postato da danilama | 13:35 | commenti (7)


venerdì, 19 novembre 2004
 

mercoledì.

C'è un indirizzo a cui tutti scrivono per esprimere i propri desideri. Tutti. Ognuno nella sua casa, alla luce di lampade tenui, oppure agli angoli ventosi delle strade, o dai banchi di scuola. Dai deserti o dai ghiacciai. Da ogni zona del mondo. A tutte le ore. Scrivono su biglietti colorati. Poi ripiegano il foglio, lo imbustano. Non affrancano, è gratis. Imbucano. Sorridono.

A quell'indirizzo c'è una casa di legno con mobili raccogliticci, pavimenti fatiscenti, mura incerte. Ci sono angeli con i mezzi guanti e cappelli di lana, calze colorate a righe grosse e vestiti pieni di toppe. Aprono le buste. Leggono. Poi infilano i biglietti in una macchina enorme e rumorosissima. Una trabiccolo fatto con pezzi di scarto, che funziona a scosse. La tengono in moto ruotando a turno una pesantissima manovella. La casa sta su una nuovola e la macchina termina con un enorme tubo che penzola direttamente nel cielo.

Poi, un giorno, una persona per strada si tocca la guancia, e alza gli occhi al cielo. si guarda la mano. Ha qualcosa dentro.

Piove.

Anzi no. Nevica.

Anzi no, coriàndola.

Coriandoli di tutti i colori, ma ci sono pezzi di scritte, sopra. E tutti per strada a guardare quella strana pioggia. Tutti sorridono. Tutti, finalmente, sono felici. Felici, capito? Fe-li-ci. Sorridono.

Domani è mercoledì, quel mercoledì, e nessuno ha più desideri da esprimere. Mai più. Oggi è il martedì più grasso di tutti i tempi e il giovedì, così dicono, non arriverà mai, ma chi se ne frega?

Maddalena guarda fuori dalla finestra della sua camera. Si stringe nelle spalle, infila le mani nelle tasche di dietro dei jeans. Bussano alla porta. Una ragazza con i capelli rossi e arruffati apre la sua borsa di velluto logoro. Maddalena le guarda i mezzi guanti e la sciarpa a rombi colorati. La ragazza le sorride, le porge una busta, la saluta e va via.

Maddalena apre la busta. Hanno respinto la sua richiesta di distruzione del desiderio. Dovrà continuare a vivere e partorirà il figlio del Capo. Scuote il capo, poi si infila sciarpa e guanti, e va in strada a festeggiare.

postato da danilama | 15:52 | commenti (5)


mercoledì, 17 novembre 2004
 

ma quanta bella fuffa madamadorè

"Giorni di magra, carichi di determinazione, perché proprio di questo si trattava: Arturo Bandini, seduto davanti alla sua macchina da scrivere per due giorni consecutivi, deciso a farcela. Ma non funzionò. Fu l'attacco di testardaggine più lungo e violento di tutta la sua vita, ma non ne uscì neanche un rigo, solo due parole ripetute per tutta la pagina, su e giù, sempre le stesse: la palma, la palma, la palma, una lotta all'ultimo sangue tra me e la palma, e la palma vinse: eccola là, che ondeggia nell'aria azzurrina, che scricchiola piano nell'aria azzurra. Vinse dopo due giorni di lotta e io scavalcai il davanzale e mi sedetti ai suoi piedi."

J. Fante, Ask the Dust.

postato da danilama | 10:04 | commenti (4)


giovedì, 11 novembre 2004
 

back home, on a rubber boat

Essere terroni non è poi così male. Quando agli altri passa quel lieve retro(dis)gusto per le tue vocali smisurate e per le tue consonanti improprie - dure quando non dovrebbero e dolci quando non potrebbero - sei già a buon punto. Quando poi smettono di pensare alla tua famiglia come un cluster infinito di cibo freschissimo e valori passati (che poi magari sei figlio di docenti universitari, ma nell'immaginario spesso il papà sbaglia i congiuntivi) sei ancora più avanti. Poi devi superare la soglia del valore, il momento epifanico in cui tuttosommato anche se quassù sono ospiti si danno da fare. Molti terroni si fanno furbi e indossano tutte le proprie ricchezze, sottolineano proprietà, strisciano con nonchalance parentele e carte di credito, ma non fatevi ingannare, è solo che preferiscono avere addosso occhi stupefatti piuttosto che curiosi. Non ci piace la curiosità verso di noi. Non quella che comporta lo stupore dell'abisso. Insomma, passato tutto questo, comincia l'integrazione. E va avanti così, fino a che non sposi un indigeno e metti al mondo figli che la propria metà di sangue terrone o la esibscono come roba esotica o la considerano una casualità senza - per fortuna - conseguenze. Porterai i tuoi figli dove giocavi e loro saranno i più capricciosi e malaticci dei bambini, e dove tu sei diventato adolescente, lì, proprio lì, i tuoi figli esprimeranno il desiderio di tornare all'idroscalo.

No, non è così male essere terroni. Al massimo, dura una generazione. Poi finisce.

postato da danilama | 15:13 | commenti (5)


giovedì, 04 novembre 2004
 

la notte di dielleemme

Finito . Volevo segnalare agli autori che l'ho letto, agli editori che l'ho comprato, e a tutti gli altri che ora anch'io - anch'io - anch'io ho un'opinione a proposito!!!* Avere opionioni di questi periodi e su questi temi, a quanto pare, è sempre più necessario. E' come tossire per vedere se è andata via la voce.

*l'uso di punti esclamativi viola i miei codici deontologici ma quanno ce vo' ce vo'.

postato da danilama | 14:20 | commenti (7)