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giovedì, 28 ottobre 2004
 

never ending story

E fu così che Alberto, con il beneplacito, anzi, l'incoraggiamento, del padre funzionario dell'INPS, dopo soli 7 anni di economia e commercio, si iscrisse al master. Era necessario fare quest'investimento, perché il mondodellavoro è spietato, e non guarda in faccia a nessuno. O meglio, guarda ed è anche fisionomista, ma le somiglianze dei pargoli ai babbi dipendenti pubblici non sempre sono epifanie sufficienti a risolvere l'inoccupazione di un 102/110 di 26 anni, militesente, inglese scolastico e con l'unico hobby della chitarra elettrica.

Per la modica cifra di una decina di migliaia di euro gli insegnarono a fare presentazioni power point e lo introdussero all'arte della furbizia aziendale, ovverosia a quella branca della dialettica che consente di combinare variamente i termini efficienza, budget e prospect per dire qualunque cosa. Fondamenti di esegesi del nulla, modulo 1 - 180 ore. Era previsto anche un periodo di stage, il cui obiettivo formativo era, precipuamente, l'apprendimento dei rudimenti del fax e della blandizie.

Alberto seguì docile i corsi, fece i project work, i workshop, i business games, lo stage. Alla fine, gli fu offerto un contratto a tempo indeterminato nel settore CRM di una multinazionale americana, sede di Roma. Ovvero: in ossequio ai principi star & stripes di gestione delle carriere (leggasi: grazie alle amicizie alla vaccinara del papà, che le aziende ormai dai master non si lasciano più impressionare), lo fecero partire dal basso, anzi, dal livello "botola" della scala gerarchica, assegnandolo al call center. Alberto lavora ancora lì, è innamorato della sua vicina di scrivania e per farla ridere le cerca un altro lavoro come lap dancer.

Questa storia non ha un finale. Non aspettatevi il colpo di scena. Potrei inventare che Alberto lascia tutto e va a fare altro, altro edificante (finale A) o altro anarchizzante (finale B). Invece non la finisco perché Alberto non è un co.co.co, anzi, pardon, un contrattista a progetto (o come cavolo si chiamano). Questa è una storia a tempo indeterminato, e quindi prendetevela così, e fatevela bastare, che il trompe l'oeil che ci hanno messo davanti agli occhi è quello della crescita bloccata, delle pensioni a 82 anni, dei cinesi che un giorno decideranno di asciugarsi tutti i capelli col phon nello stesso momento e noi resteremo senza corrente elettrica.

Io non ci credo, proprio non mi riesce, voi fate come credete.
postato da danilama | 09:59 | commenti (6)


martedì, 26 ottobre 2004
 

zecchini d'oro

Paese dei Balocchi. Roof garden del Palazzo dei Fuochi. Lucignolo, stravaccato in una poltrona di velluto rosso. "Pronto, stronzo? Che fai stasera? Con paparino a contare gli spiccioli? O a spazzare la segatura? (ride…) Altro che legno, di ricotta ce le hai quelle palle…Mi piacevi di più quando ti ho conosciuto, quella bella faccina di balsa a forma di imbecille…tutto perbenino con i capelli pettinati con la riga di lato…Cretino, se non fosse stato per me eri ancora a farti le seghe…Eri imbarazzante…Vabbè, ormai tanto sei fottuto…No, non dire stronzate…tanto lo sanno tutti che stai con la Rossini. Io? Figurati, quella lì è roba di classe, roba per te. No, domani parto. Vado in vacanza. Sì, di nuovo, esattamente, che cazzo hai da ridere?... No, non lo so quando torno, ti mando una cartolina, magari mettila nell'abbecedario…Ciao, stronzo, salutami la Rossini..."

Città del Dovere, attico della Casa del Truciolo. Pinocchio attacca il telefono e si prepara per la festa dei lions. Da quando l'hanno ripreso per i capelli è passato un po' di tempo. Ha preso una laurea in scienze politiche, ha rilevato l'azienda paterna, sta con una bella ragazza di buona famiglia, si è comprato una porsche e una specie di abbonamento per una certa quantità di bamba, un piccolo tot a settimana, niente di che. Un beep dal telefonino. Un messaggio. "e comunque quella fa al caso tuo…una figa di legno, solo tu potevi perdere la testa per quella lì". Lucignolo. Il migliore, ma ormai è impresentabile. Non può più farsi vedere con lui. Non può nemmeno permettersi di essere collegato a lui. La città è piccola, e lucignolo ormai è sempre più isolato. Pinocchio non ha mai smesso di sentirsi in colpa, ma ormai il domino è partito, e ogni tessera è caduta. Lucignolo no, lui non è caduto, però ormai è una figura patetica, e fa stravizi solo perché la sua immagine non si appanni. Ha sempre un nugolo di gente intorno, ma è gente che dura solo il tempo di scroccargli qualcosa. Perché Lucignolo è generoso, come sono generosi tutti quelli che vogliono compagni al duolo. "Chiamami quando torni, che facciamo una cena". Pinocchio invia il messaggio senza credere ad un solo carattere di quello che ha scritto, poi esce.

postato da danilama | 10:10 | commenti (8)


giovedì, 21 ottobre 2004
 

e il coccodrillo come fa?

postato da danilama | 13:23 | commenti (10)


mercoledì, 20 ottobre 2004
 

Tremate tremate, arrivan le risate

Alcune librerie li spandono profusamente tra le novità, altre invece hanno riservato loro spazi appositi. Sto parlando dei libri di una categoria merceologicamente ben definita (almeno nella mia testa), quelli che per semplicità definiremo "FMCI" (Femmina Ma Con Ironia). I libri FMCI hanno titoli del tipo "I love shopping", "I love shopping a New York", "Amiche di salvataggio" oppure (invento) "Mettimi il velo nuziale yeah", "Mi è colato il mascara sulla Nota Integrativa", "Prendo ormoni ma con allegria", o amenità del genere. I libri FMCI li riconosci anche dalle copertine illustrate a tinte fucsia e verde acido, dal lettering "simpatico" utilizzato per titoli e sottotitoli, dalle case editrici (sempre le stesse), e dalle quarte di copertina (tutte uguali). Sono ideali come regali di natale all'amichetta della palestra, quella a cui "Non sapevo che prenderti ma visto che ti piace leggere...", quella a cui se potessi non regaleresti proprio niente, ma devi farlo perchè ha già provveduto a telefonarti per dirti "Quando ci vediamooooo? sai, devo portarti una cosiiiiiiiina...".

Questo per quanto riguarda l'esterno e l'intorno del libro. Ma parliamo dell'interno, che ho da svelarvi una cosa.

Scritti, manco a dirlo, da giornaliste e scrittrici tra i trenta e i 50 anni, i contenuti dei libri FMCI consistono nel mix di professione a medio tasso di ambizione - rapporti diffcili con l'altro sesso - orologio biologico sulle 19:45 - e soprattutto, ironia. Ah, l'ironia.

Ultima affabulazione degli anni '00, l'ironia femminile pare essere ampiamente conciliabile sia con l'intimo di pizzo sia con il carrierismo. E' la "marcia in più" che le femmine più furbe si pregiano di avere. Dall'angelo del focolare, alla strega bruciareggiseni, la sintesi di oggi è invece "il tailleur sopra di me, le superga sotto di me". Sbrigative, forti ma spesso goffe, sicure ma spesso maldestre, disilluse ma desiderose di perdere la testa, e soprattutto, ironiche. Lo dicono tutte le quarte di copertina, guarda.

Che stronzata.

Io un pochino il cervello delle femmine lo conosco. E credetemi, la femmina è pressochè incapace di ironia-sincrona. Col cazzo che una femmina ride quando il manzo di turno le fa uno sgarro. L'ironia femminile è solo, ed eventualmente, asincrona. Ovvero: ti succede una cosa, la rielabori, ti fai passare l'incazzatura e magari ci scrivi anche su. Ma è falsa, signori. E ammettiamolo, signore.

Detto questo, prego comunque i signori editori che - sicuramente numerosi - mi leggono, di considerare che quanto ho appena scritto è pura verità ma che ho da pagare un mutuo, per cui se credono, ho già pronto un romanzo dal titolo "Scongela l'ovulo". Sono molto ironica, io.

postato da danilama | 10:15 | commenti (6)


lunedì, 18 ottobre 2004
 

Ridente e Fuggitiva

Vorrei salutarti con sollievo, chè di rabbia non si è mai lasciato nessuno.

Mi piacerebbe altresì odiarti con moderazione, chè l'eccesso è solo un equilibrista su un filo teso stra la cima del monte Più e la vetta del monte Meno, per cui se parte giusto arriva sbagliato o viceversa.

Non mi dispiacerebbe poi fotografare la tua mediocrità, immortalandoti in un momento a caso della tua vita pavida con derivata uguale a zero, e tenere quest'immagine vicina al mio letto, a futura memoria e passata gloria.

Infine, mi piacerebbe, se potessi, insegnarti la legge dei grandi numeri e un po' di calcolo combinatorio, perchè anche ammettendo un certo margine di errore non puoi che dover saldare.

tutte queste cose le scrivo sul blog, ovviamente, perchè per te voglio avere solo ridente ipocrisia.

postato da danilama | 14:00 | commenti (7)


giovedì, 14 ottobre 2004
 

ermo colle e quella siepe

Se Leopardi, invece dell'ermo colle e quella siepe, avesse avuto la tetta sinistra di Oriana (una mia collega, n.d.r.), che tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude, cosa avrebbe scritto? E io, se non avessi inghiottito un cavallo di troia pronto a sabotarmi in ogni momento, dimostrandomi che la creazione è un'illusione in un mondo che è già alla sua terza età, o mostrandomi la biografia relativa ad ogni stronzata che leggo e che mi pare nuova, avrei mai potuto essere un'artista e cibarmi di pane e perifrasi?

No, I guess.

Allora fammi un contratto a tempo indeterminato, con doppi benefits e senza ghiaccio, così smetto di pensarci su.

postato da danilama | 11:02 | commenti (4)


mercoledì, 13 ottobre 2004
 

neomelodici postmoderni blabla

cuore: s.m.

organo muscolare cavo a forma di cono, situato nella parte mediana della cavità toracica. Per sua sfortuna, da sempre è considerato il posto dell'anima. Quelli che parcheggiano i propri amorazzi un po' dove capita, infatti, vengono detti "senza cuore". Nei giorni di lavaggio-esame della coscienza, invece, l'anima bisognerebbe spostarla dal cuore, e riportarla in zona cervello. Altrimenti spero vi mettano le ganasce, così la smettete di circolare, voi e le vostre idee neomelodiche.

postato da danilama | 09:36 | commenti (4)


martedì, 12 ottobre 2004
 

harakiri

gatto: s. m.

animale che se ne fotte di te, ma nonostante tutto si mangia tutti i croccantini che gli compri. A differenza di tutti gli altri animali, pretende anche che tu ripulisca dove lui caga. Un po' come certi capi ufficio.


postato da danilama | 09:32 | commenti (5)


lunedì, 11 ottobre 2004
 

il cielo dietro i monumenti

Il cielo dietro certi momunenti è verticale. Non un coperchio ma una parete. Le stelle non pendono dall'alto come lampadari nel vuoto, ma sono appiccicate come applique.

Solo poche persone sono tridimensionali nella vita. I più sono fotografia, e nemmeno della migliore. Ma il segreto dell'amalgama è proprio l'avarizia. Dire poco di sé. Puntare solo gli spiccioli, e stare a vedere che succede.

postato da danilama | 13:13 | commenti (4)


venerdì, 08 ottobre 2004
 

alla maniera di benzina, ma fatto con paint

postato da danilama | 11:13 | commenti (9)