|
giovedì, 30 settembre 2004
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di un ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col il mio segreto.
Alla faccia di quelli che si ostinano a fare studiare "meriggiare pallido e assorto", questo è Montale.
E non so che tempo fa oggi da voi, ma io non mi volto nememno. Tanto qui non c'è niente. Niente niente.
mercoledì, 29 settembre 2004
Ebbene sì, è successo. È arrivato lo stagista. Merce rara, robba bbuona. A dire il vero ne sono arrivati più di uno, ma gli altri non-so-quanti non sono degni di nota alcuna.
Che era lo stagista, tanto invocato nelle mie preghiere di qualche anno fa, l'ho capito dal modo in cui si circonda dei suoi stessi jeans. Il triste bancone del caffè aziendale pare trasformarsi in un locale da bivacco da come ci appoggia i gomiti e ordina, gentile, alle bariste. Non deve essere per niente un neo-laureato di primo pelo. Forse un raccomandato senior, con alle spalle uno zio preoccupato dei suoi trent'anni da inoccupato.
Giuro che non gli faccio niente, però almeno un paio di fotocopie e due fax me li devo far fare, no? Che diamine...
Per ora è tutto, vi aggiornerò sugli sviluppi.
Si sforzò di essere bravo, poi decise di essere forte, poi si stancò e fu egoista. E ad ogni decisione lasciava una mollichina per strada. Quando vide che non serviva a nulla e decise di tornare indietro, si ricordò che la mollichina dell'egoismo l'aveva mangiata per non lasciarla agli altri, quella della forza per non tornare indietro, e quella della bravura,…beh Pollicino, lo sai che mi devi tanti soldi...
martedì, 28 settembre 2004
Maria. Di giorno, fotomodella ucraina celebre per le sue gambe lunghe. Di notte, fotomodella ucraina celebre per le sue gambe elastiche. Nel pomeriggio, studia italiano all'università per stranieri. È la migliore del corso. Questa non è una storia triste, né una pubblicità progresso. Perché si può essere meretrici nel circolo vizioso, oppure in quello virtuoso, ma anche in quello virtuale. La differenza sta solo in quanto sono esplicite la domanda e l'offerta. E quelle che dicono che non è così fingono di non rendersi conto del fatto che si richiede sempre loro almeno di ingentilire l'ambiente in cui si trovano. E che tutte, più o meno tacitamente, accondiscendono. Altrimenti qualcuna mi spieghi a cosa serve lo sbattere le ciglia in un consiglio di amministrazione.
Era un giorno che durava da curca due anni. Le lancette dell’orologio erano come le lame di un frullatore, e io ero dentro, e correvo secondo la direzione che stavano imponendo alle cose. Svogliatamente mi spingevo sui bordi di me. Mi guardavo bene dal far entrare il nocciolo in questo meccanismo, perché sapevo che avrebbe spezzato le lame. Una vita verde acido, e io indolore, assolutamente integrato. Gongolante. Sfumavo in un omogeneizzato senza grumi, senza bucce, senza semi, e mi spalmavo in versione diluita sulla parete interna di quel mondo di merda che mi pagava per essere suo alfiere. Droghe, a volte. Servivano non a me, ma al me-manichino che avevo scelto come stuntman per rendere verosimile lo stravizio che dichiaravo. Donne, ma non mi piacevano. Non mi piaceva nessuno, a dire il vero, ma questo lo capii solo dopo. Io ero uno stronzo, ergo tutti gli altri erano almeno stronzi. I sapori si confondevano, gli odori svanivano, i colori si mescolavano. Una sera mi tornò in mente lei, ma solo per un attimo, e subito la sostituii con della tequila liscia. Il giorno dopo la cercai, ma mi dissero che era tornata a Caracas. Tanto mi bastò per decidere che era destino che la perdessi (i pigri e i finti decadenti credono molto al destino, specie quando assume la conformazione di un comodissimo piano inclinato). E telefonai a quello stronzo che mi vendeva le stampe del 600, ci accordammo sulla cifra e sui dettagli. E ci scrissi su con l'uniposca viola la data e la mia fima. Facevo così, a quei tempi.
lunedì, 27 settembre 2004
E' semplicemente un problema di appartenenza, ed è normale: i partiti rappresentano i propri elettori e non i cittadini, i sindacati difendono i tesserati e non i lavoratori. Ci sono le suore che pregano per i fedeli e anche per gli infedeli, ma sfortunatamente la preghiera non ha effetti legali (perlomeno non direttamente). In tutto questo, l'appartenenza alla categoria non fa che restringere il campo dei diritti tutelati, e va a finire che i sindacati d'azienda per 5 ore di seguito in riunione plenaria difendano il diritto dei tesserati dell'ala sud, numericamente più consistenti, di entare dal portone di destra anzichè da quello di sinistra*. E i salari restano uguali. Perchè l'unione non fa la forza, ma spesso solo il quorum.
A margine: spero comunque che abbiate firmato contro la legge sulla procreazione assistita.
----
* giuro che è successo.
sabato, 25 settembre 2004
Tu che mi senti il polso dove la vena è inquieta, tu che mi arricci la schiena e i piedi, tu che mi pieghi le dita in uncini, che mi sciogli i capelli in fiotti, tu che mi troveresti, ed io che mi perderei. Tu che non sai.
venerdì, 24 settembre 2004
Fumata nera
Vendiamo solamente
strali e tabacchi
Un'occhiata fugace a D e a IoDonna, un rapido sguardo alle vetrine ed immediatamente si è manifestato in tutta la sua mestizia l'epitaffio delle scarpe a punta. Per quest'anno, la trovata dell'industria del glamour è un revival degli anni 40: punte grottescamente tonde, eventualmente nella versione "con occhiello", tacchi a rocchetto o zeppe, vistosi fiocchi e cinturini alla caviglia con improbabili inserti floreali. Pertecipiamo dunque al cordoglio di quante (come la scrivente) speravano che le bellissime e sadicissime scarpe con punta a stiletto avrebbero avuto vita lunga. Annunciamo inoltre alle trend-follower che è arrivato il momento di lasciar ricrescere le copiose frangette: i ben informati sostengono che Katia del Grande Fratello, miracolata da un accorto parrucchiere, abbia riacquistato l'uso della vista, semplicemente angolando di 45 gradi i capelli sulla fronte. Consigliamo a tutte di fare incetta preventiva di ferri arricciacapelli, di lipgloss color rosso fuoco, e di foto di Evita Peron, per le più polite, o di Bettie Page, per le più trasgressive: serviranno a ispirarci il make up.
Anche quest'anno, signore, avremo di che renderci ridicole.
giovedì, 23 settembre 2004
Il problema è questo: se potessi far parlare l'ominide che è in me, quello senza istruzione nè galateo, quello che vive di fantasie malsane e di psicosi, vorrei che dall'altra parte ci fosse un orecchio molto evoluto. Posso sprecare le parole complesse, quelle imparate dai libri, posso sprecare i gesti convenzionali. Ma quello che nasce da me, e in me cova, i germogli oscuri, tutto l'io ancora intentato, quello no. Quello è carbone, presagio, diamante. Troppo prezioso. Ne ho poco anch'io. Per cui il capo del mio ufficio stampa è la portatrice sana di me stessa.
|
|