dielleemme

   


giovedì, 24 aprile 2008
 

il buono, il buonista e il cattivo.

Oggi parliamo di buonismo. Tanto per cominiciare, il buonismo contiene in sè le aberrazioni di tutti gli "ismi" (ci ho pensato e rispensato e sono giunta alla ragionevole certezza che l'unica parola che finisca in -ismo con un significato assolutamente positivo per me è turismo). In quanto tale, poiché indica un atteggiamento e non un'inclinazione spontanea, è di per sè deprecabile. A ciò si aggiunga che conosco molti buonisti e pochi buoni, e la distinzione tra le due tipologie è chiara: il buono fa per istinto, il buonista fa per cultura o per atavico senso di colpa o per quieto vivere o per somigliare all'immagine più edificante di se stesso. Il buono a volte sbaglia, il buonista no. Il buonista è conciliante, non necessariamente generoso. I buonisti non mi piacciono, e questo fa di me una stronza, ma sai che novità. Il punto nuovo, semmai, è che in un sistema in cui non ci fossero persone o situazioni finte non ci sarebbe bisogno di buonismi. Ci sarebbero deboli, oppressi, sfortunati, certo, ma ci sarebbero i buoni a difenderli e a prendersene cura. Invece nel nostro sistema ci sono i furbi che si travestono da poveri, da oppressi e da sfortunati, ed ecco che per magia spuntano i buonisti - altrettanto travestiti - a difenderli. Se un sindaco dice basta ai lavavetri, un coro di buonisti se la prenderà col sindaco, parlando, urlando, strappandosi le vesti, mentre due o tre buoni al massimo prenderanno i lavavetri dalle strade e gli daranno un pasto o un lavoro. E il buono sbaglia, ricordiamocelo, infatti a volte regala metà del proprio regno a gente che magari nemmeno ne ha veramente bisogno. Il buonista, invece, in questa situazione non ha sbagliato nulla. Ma nulla. Quindi ecco come si individua il buonista: è quello che non ci perde mai niente, quello che non è mai in passivo, specie con la sua coscienza. Quello che dona attingendo a risorse che non paiono poter mai diminuire.

postato da danilama | 11:33 | commenti (1)


venerdì, 11 aprile 2008
 

una x per w (quasi una e mezzo)

La prima volta che sono andata a votare non me la ricordo. Forse perchè quando hai 18 anni e la certezza che prima o poi il mondo si volterà ad ascoltare i tuoi tuoi nobilissimi ed ecumenici desideri (che più o meno si sostanziano nella pace nel mondo, la libertà e i levi's 501)  non hai idea che quasi ogni tuo proclama, ogni tuo desiderio, ogni tuo voto, nella vita, rimarrà inedito (a meno che tu non apra un blog, ma questa è un'altra storia e tutto sommato è comunque quasi sempre un gesto disperato per ego ipertrofici). Lo scoprirai piano piano che conti solo se sei maggioranza, anzi, ti porrai il problema se essere o meno maggioranza, se è meglio contare o dissentire, sporcarsi le mani governando o pettinare le bambole dicendo "mi oppongo, vostro onore". Lo scoprirai piano piano che hai un unico, minuscolo e patetico strumento, una crocetta a matita su un foglio impossiile da ripiegare: apporrai la tua crocetta col timore di sbagliare (o di sconfinare nella casella adiacente, per carità!), e uscirai dalla cabina con un misto di speranza, spesso anche di disperazione, più raramente di forza, certamente di piccolezza. Io quando voto mi faccio tenerezza, tanta è la sensazione che il mio voto sia solo un messaggio in bottiglia diretto verso UnMondoMigliore, e chissà se ci arriverà mai.

Però ecco, stavolta voterò contenta. Non mi turerò il naso. Per una serie di motivi: la stima per la persona, la soddisfazione per certe sue scelte (che attendevamo da anni), il piacere per una campagna elettorale condotta in maniera ben più che decorosa, e una cosa strana che sento e che credo sia o l'embrione della fiducia delle mie generazioni future o il ricordo del possibilismo operoso delle mie generazioni passate, Ebbene, per tutte queste cose io voterò per Walter Veltroni.

postato da danilama | 17:38 | commenti (3)


martedì, 08 gennaio 2008
 

propositi (per fortuna è bisestile)

Fare uscire questo blog dall'empasse in cui è finito da tempo. Smettere di essere scaramantica e scrivere l'unica cosa di cui ho da sempre lo spartito in testa. Smettere di chiedermi chi ha ammazzato Meredith, anche perché tutti gli indizi convergono sull'omino delle pizze. Smettere di chiedermi perchè mi stia più simpatico Obama: tropo facile, quale donna non sta ancora male pensando a una stagista cicciotta che si affaccenda sul presidenziale augello? (ma i confronti non si dovrebbero fare sui programmi? sì, come no, come no). persino la stagista vota obama perchè la clinton ricorda a ogni donna che male fa l'altrui fellatio in regime di concorrenza perfetta. (non dite di no, figliole, ammettere è il primo passo per guarire!). Smettere di dire "non fumo dal giorno tale, ma non ho ancora smesso e rifumerò, quindi non rompete". Accettare che forse è ora di confermare, non di negare. Smettere di attendere e uscire dai binari. Smettere di godere leggendo che la reginetta del pop prende droghe per cavalli; cominciare a chiedersi, piuttosto, se il fatto che a me per dimagrire diano tisane al finocchio non sia sintomatico di quanto gliene freghi al mondo dei miei tre chili di sovrappeso, e allora tantovale. Iniziare a lavorare, vedremo poi a cosa. Ma soprattutto, pagare il bollo entro il 31 gennaio.

postato da danilama | 11:30 | commenti (2)


giovedì, 29 novembre 2007
 

il boa di lana

Il tempo è un filo di lana che va tenuto disteso perchè altrimenti si raccoglie a gomitolo, si posa intorno a un baricentro qualunque con spire subdole, e quel filo diventa un boa, e tu ci sei dentro in men che non si dica. il tempo, dunque, va tenuto lineare, teso, va reso saetta, filo a piombo. Il tempo non torna mai - torna il sole, non il tempo, c'era scritto vicino alla meridiana - quindi perchè vederlo ad anelli, perchè collocarsi sempre su un seggiolino di questa odiosa ruota panoramica? Perchè sto così tanto di merda se penso a un altro giro così?
postato da danilama | 21:35 | commenti (3)


lunedì, 22 ottobre 2007
 

tra lune crescenti e nomi di santi

ti cerco ogni giorno in un giorno tra tanti 

tra lune crescenti e nomi di santi

ti cerco dentro un cilindro di vetro

tra righe che paiono ridermi dietro

ti cerco tra calcoli che restan misteri

ti cerco da sempre e ti cerco da ieri

ti cerco alla cassa di una farmacia

ha nulla per vincere sta lotteria?

ma poi ogni domanda mi rimane in gola

la vera tristezza è cercarti da sola

postato da danilama | 11:50 | commenti (4)


giovedì, 27 settembre 2007
 

d-ego

il mio ego è talmente grande che non si duole nemmeno. Il mio ego alza gli occhi al cielo e pensa "non sanno ciò che fanno", poi accenna un breve - ma quanto cinematografico - sospiro.  

postato da danilama | 15:47 | commenti (1)


venerdì, 24 agosto 2007
 

notte di s. lorenzo (vintage selection)

Andammo in spiaggia, avevo 16 anni e il cuore di gomma a furia di canzoni d'amore. Non so se i ragazzi di oggi provino sentimenti come i nostri di allora: eravamo bombardati da 45 giri che parlavano di notti e di stelle, di amori lenti e ragazze simili a fate dai capelli lunghi, spiagge in cui toccare una mano era un arrivo più che un preludio. Non che non avessimo istinti più famelici, figuriamoci: eravamo talmente repressi che ci bastava pochissimo per soffrire nei nostri stessi calzoni, ma eravamo imbranati, anche i migliori. Nessuno si sentiva una macchina da corsa: allora andare a cento all'ora per vedere la propria bimba era già un azzardo.

postato da danilama | 08:21 | commenti (2)


lunedì, 20 agosto 2007
 

asina chi scrive

Ti accorgi di essere diventato veramente altezzoso quando persino le conversazioni fatte per imparare una lingua straniera ti sembrano oziose e pieni di luoghi comuni.
E la cosa peggiore è che persino da questo sei in grado di trovare conferma ad una delle tue altezzose teorie. Più limitato è il tuo dizionario, più alta è la probabilità che tu dica delle banalità.

Detto questo, vado a fare un bagno di umiltà. Nel latte di asina, ovviamente.
postato da danilama | 17:12 | commenti


mercoledì, 08 agosto 2007
 

falene

Si salutarono sorridendo, con una stretta di mano troppo lunga per essere solo un arrivederci. Continuavano a guardarsi e a sorridersi,  a incespicare parole imbarazzate, sdilinquendosi in auguri buffi cui non sapevano porre fine. “Divertiti”. “Non fare il bravo”. “Occhio agli indigeni, sono pericolosi”. “Vacci piano con la tequila”. “Non stare troppo al sole, ti potresti essiccare”.

Eppure non c’era traccia di dispiacere. L’indomani lui sarebbe partito e non si sarebbero più visti. Si conoscevano da un giorno, e fu un po' amore, ma di quelli da consumarsi preferibilmente subito, o mai più. E la cosa più strana è che avevano scelto mai più.

Tra il dire e il fare la notte era finita prima che il dire fosse venuto a noia. Era l'alba e ancora chiacchieravano e ridevano. Che poi avevano chiacchierato soprattutto di quello che l'uno avrebbe voluto fare all'altra, e viceversa.

Non ci fu il tempo, perchè a dispetto di tutto ciò che li faceva sentire come una reciproca urgenza erano in realtà molto lenti, avevano deciso - senza dirselo - che sarebbero stati, l’uno per l’altra, il grande incompiuto che ognuno deve avere in curriculum. Una di quelle cose cui pensare anche a distanza di anni, uno di quei ricordi che sbuca sempre nelle intercapedini tra la vita tranquilla che si vive ogni giorno e quella eccitante che si vorrebbe ogni tanto.

Una di quelle cose che ti fa ricordare quant’eri giovane e bello (anche se non eri così giovane e nemmeno così bello), una di quelle cose che ti dà l’impressione che avresti potuto fare qualunque cosa, se solo avessi voluto, anche se di fatto non ne hai alcuna prova.

postato da danilama | 08:30 | commenti (1)


martedì, 31 luglio 2007
 

nel cuore del cuore della notte

Il libro era troppo pesante e perciò se lo appoggiò sul petto, improvvisamente da sotto il libro sentì il suo cuore. Tu-tum. tu-tum, eccolo il mio cuore, povero piccolo laborioso, quanto ti trascuro cuore mio, quanto ci si sente invincibili e invece tu sei piccolo come il mio pugno - così dicono, e io sono piccola come una mela selvatica, e me ne vado in un mondo di giganti sperando nell'effetto leva dei miei sforzi... senti che bel cuore che ho, senti che bel suono fa questa carcassa del mio corpo, senti che fortuna ho ad essere così viva nonostante gli strappi, così vene e arterie e sangue e ossigeno e ossa e chimica a volte fortuita, senti che miracolo funzionare così, senti da dove mi viene la forza di amare e sorridere e lavorare e piangere, altro che carattere, io sono il mio cuore, questo pugno chiuso che ho in petto, questo guardia alta e incazzosa che ho avuto in sorte, questo corpo forte e indelicato da ultimogenita di spaccapietre professionisti, e stasera sono stanca, come tutte le sere, ma tanto serena, e il libro scivola sul pavimento mentre io - pian piano  - finalmente mi addormento.
postato da danilama | 23:14 | commenti (1)